La guerra vista dalla Russia: la protesta in miniatura e il caso della giornalista Marina Ovsyannikova

la protesta in miniatura contro la guerra

Che fine fanno gli oppositori di Putin? La protesta e il destino della giornalista Marina Ovsyannikova 

«Non so cosa mi succederà: il mio avvocato mi ha riferito che potrei rischiare una reclusione da cinque a dieci anni, ma non me ne pento. Non rimpiango quello che ho fatto, qualunque siano le conseguenze: per me saranno come una medaglia». Sono le parole scritte su Twitter dalla giornalista russa Marina Ovsyannikova subito dopo il gesto che l’ha resa famosa in tutto il mondo. La sua vita è cambiata per sempre lo scorso 14 marzo, quando, in prima serata, fece irruzione durante il tg del Canale Uno per denunciare la guerra di Putin. In mano aveva un cartello con scritto in russo e in inglese “No alla guerra” e “Non credete alla propaganda, vi stanno mentendo”.

Marina Ovsyannikova e l’irruzione durante il Tg russo

La Ovsyannikova ha lasciato il paese per fuggire in Germania e attualmente l’ex marito, un dipendente della tv di stato Russia Today, le ha fatto causa per ottenere la custodia dei figli, di 17 e 11 anni. Lo ha fatto sapere la stessa Ovsyannikova in un’intervista rilasciata al sito russo Holod (e ripresa dal Corriere.it). ​​La giornalista ha spiegato che l’ex marito non permette ai figli di uscire dal paese per vederla: il maggiore è «un forte sostenitore della guerra in Ucraina e la considera una traditrice». Intervistata da Che tempo che fa” a fine marzo, Marina Ovsyannikova ha detto che «le persone su cui potevo contare sono scomparse. Dopo la mia protesta il notiziario va in onda in differita». La famiglia della Ovsyannikova è per metà russa e per metà ucraina: attraverso un video diffuso da lei stessa sui social la giornalista ha ammesso il suo disagio per aver passato molti degli ultimi anni a lavorare facendo propaganda per il Cremlino: «mi vergogno di aver permesso la trasformazione in zombie dei cittadini russi».

Marina Ovsyannikova a Che tempo che fa

Malenkiy Piket: la protesta in miniatura corre sui social 

Dall’inizio dell’invasione in Ucraina, in Russia protestare contro la guerra è diventato sempre più rischioso. Per ovviare agli arresti indiscriminati, a partire da San Pietroburgo si è propagato un nuovo modo “creativo” di manifestare per la pace. I partecipanti, spiega  RaiNews, creano delle piccole figurine utilizzando materiali come la plastilina e le posizionano in strada, lungo il fiume, vicino ai monumenti.

 

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Questi contestatori in miniatura invocano la pace, si schierano esplicitamente contro la guerra. In alcuni casi i cartelli che mostrano sono vuoti o hanno una scritta in codice, come hanno fatto in Russia anche alcuni manifestanti in carne ed ossa che sono scesi in piazza con fogli bianchi o con dei simboli, senza però riuscire a evitare il fermo della polizia. Le installazioni vengono fotografate e postate in modo anonimo su Instagram, raccolte sull’account “malenkiy piket” (piccolo picchetto). Oggi la protesta creativa si è allargata fino a oltrepassare i confini della Russia.

 

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Ogni giorno siamo tempestati di notizie, tra tg e talk televisivi. Qual è lo scarto tra la realtà che lei vede sul “campo” e quella che arriva a noi?

«Da là non riuscivo a vedere e leggere tutto. Ma quando ero in collegamento con vari programmi tv, sentivo i dibattiti nei talk. Spesso e volentieri ho sentito delle incredibili “baggianate”, soprattutto dai politici: molti di loro non hanno una minima idea di ciò che accade, non hanno nemmeno chiaro dove si trovi geograficamente l’Ucraina. E questo mi ha preoccupato molto. Soprattutto in queste situazioni, in cui l’obiettività non esiste, occorre almeno essere corretti e andarci piano. Non andiamo avanti con i paraocchi, schierandoci da una o dall’altra parte. Se l’Unione europea per 77 anni ha avuto il merito mantenere la pace, adesso dobbiamo riconquistarla. Per questo è importante dare un contributo dal campo, affinché i fatti siano più chiari».

Leggi l’intervista completa su Voce Alessandrina: Fausto Biloslavo, da 40 anni inviato di guerra