Quaresima a misura di bambino

La newsletter per gli insegnanti di religione

I quaranta giorni che precedono la Pasqua raccontano di tradimento, flagellazione, incoronazione di spine: come si fa ad affrontare questi temi con i bambini della scuola dell’infanzia? «Se tu stesso come insegnante sei spaventato davanti a queste questioni, i piccoli lo percepiscono. Per prima cosa devi avere ben chiaro il messaggio che vuoi passare. In questo contesto, l’arte può rappresentare un valido aiuto». Giulia Cornacchione (nella foto qui sotto) ha 30 anni ed è un’educatrice ed esperta di arte: da nove anni insegna alla scuola d’infanzia, ma nel suo passato c’è un diploma di pittura all’Accademia di Brera. Lavora alla scuola La Zolla di Milano e ha ben chiara la sua vocazione: «Io ho una grandissima passione per l’arte: il compito grande di un’insegnante secondo me è quello di essere in grado di trasmettere ai bambini ciò che ama».

Giulia, che percorso proporrete ai bambini per questa Quaresima?

«Quest’anno abbiamo pensato di lavorare sulla Via Crucis. Ci siamo domandati, come equipe, se il cammino di dolore di Gesù non fosse una tematica troppo forte per i nostri alunni, che vanno dai 3 ai 6 anni. Abbiamo deciso di intraprenderlo, forti della convinzione che sia possibile mettere i bimbi di fronte alla verità della storia di Cristo. La cosa bella che facciamo in questo cammino (e che è presente in ogni nostra proposta) è che paragoniamo sempre gli episodi del Vangelo alla loro quotidianità: in relazione a quanto gli raccontiamo della vita di nostro Signore, che impegno possono prendersi con i loro amici, le loro maestre e la loro famiglia?».

Come si fa a rendere comprensibile per loro un concetto così complesso?

«Facciamo un esempio concreto con la prima tappa della nostra Via Crucis, ovvero l’ultima cena. Abbiamo portato i bambini, due classi alla volta, nel nostro Salone: ad aspettarli c’era la riproduzione del Cenacolo di Leonardo Da Vinci e una tavolata (simile a quella del dipinto), con sopra un calice, del pane e dei cuori di carta. Abbiamo fatto sedere i bimbi e con l’aiuto di don Andrea, un giovane sacerdote che ha il dono di parlare in modo comprensibile ai piccoli, abbiamo raccontato loro cosa avevano davanti. Quello che volevamo far emergere è che, seduto a quella tavola, c’era un amico di Gesù che ad un certo punto ha deciso di non volergli più bene. Abbiamo pronunciato la parola “tradimento” e ovviamente la maggior parte dei presenti ha chiesto che cosa volesse dire esattamente “tradire” e come fosse possibile non voler più bene a Gesù. Don Andrea ha spiegato che non c’è un motivo, Giuda ad un certo punto ha deciso così: ma Cristo nonostante questo lo vuole a mensa con lui e alla fine fa agli apostoli il dono più bello, ovvero quello di dire: “vogliatevi bene come io vi ho amato”. Anche se c’è qualcuno che lo ha tradito, il suo amore è più forte».

Ci spieghi meglio la questione del prendersi un impegno per la propria quotidianità?

«Don Andrea è molto bravo a coinvolgere i piccoli in questo. Dopo aver raccontato l’episodio dell’Ultima Cena, ha detto ai piccoli: “Adesso voi come fate a riportare nella vostra vita quello che avete sentito oggi?”. Alla fine, per chi ha fede come noi, il centro è proprio questo, vivere il Vangelo nel quotidiano: dobbiamo insegnarlo ai nostri bambini. Per aiutarli a “concretizzare” queste parole, li abbiamo invitati a prendere i cuori di carta che erano sul tavolo e a scambiarli con i bambini delle altre classi, dicendo che l’impegno che ci prendiamo noi per la Quaresima è quello di provare a volerci bene come ci ha voluto bene Gesù e quindi a portare questo bene fattivamente nelle nostre vite: quando incontro nel corridoio quel compagno con cui ho scambiato il cuore mi ricordo di sorridergli, di salutarlo. Questo amore che il figlio di Dio ci ha consegnato lo porto nella mia casa: aiuto mamma e papà ad apparecchiare, sono gentile con il mio fratellino che magari è più piccolo e fa qualche pasticcio… cose semplici e concrete ma che possono fare la differenza».

Il materiale

Un aiuto che viene dalla bellezza

Giulia, proporre quadri e opere d’arte serve per mediare messaggi forti che non si saprebbe altrimenti come passare ai bambini?

«Una premessa importante che vorrei fare riguardo al metodo che usiamo qui alla Zolla è che mettiamo i bimbi davanti ai dipinti perché vogliamo proporre loro un’esperienza di bellezza, sia che si parli di Quaresima che di altri momenti importanti dell’anno», ci spiega Giulia Cornacchione. «Mostrare una riproduzione del Cenacolo o altre immagini della passione di Cristo non serve per mitigare la durezza del concetto: noi ci serviamo dell’arte perché è proprio lo strumento che i bambini stessi utilizzano maggiormente per comunicare in questa fascia d’età. Per esprimersi, per raccontare il loro vissuto, loro disegnano. Abbiamo notato anche che le immagini li aiutano a fissare i concetti nella mente. Parlare di un abbraccio e vedere un abbraccio è ben diverso: quello che ti si presenta davanti agli occhi riesci a farlo più tuo».

Che immagini mostrerete ai bambini per questa Quaresima?

«Abbiamo scelto tutte opere che i bambini possono andare a vedere assieme ai loro genitori a Milano, quindi il Cenacolo in Santa Maria delle Grazie e delle fotografie di Adrian Paci, che si trovano nella chiesa di San Bartolomeo, affiancate a delle formelle che raffigurano le stazioni della Via Crucis. Queste si possono ammirare nel Duomo di Mantova».

Zelia Pastore

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