Digiunare per poter essere liberi

Le domande “scomode” del nostro direttore

Ma se mangio il salame il venerdì di Quaresima, vado dritto all’inferno?

Caro direttore, sei un birbante! Dicono tutti che il salame è più buono nei venerdì di Quaresima… adesso capisco perché!

La risposta a questa domanda dipende dal punto di vista con il quale si guarda alla pratica del digiuno in Quaresima, se come regola o come gestoliberatorio“.
Se la prendiamo come regola, allora probabilmente si, mangiare il salame il venerdì di Quaresima ti porta direttamente all’inferno. Fin da piccoli sappiamo che ogni volta che si infrange una regola, si devono pagare le conseguenze.

Se invece guardiamo alla pratica del digiuno come a un gesto di libertà, allora cambia tutto. Ma come è possibile dire che privarsi di qualcosa ti può rendere libero? La libertà non è proprio il poter avere (o fare) tutto ciò che si desidera? Dietro a queste domande si cela il grande inganno dei “libertini”, di coloro che in nome della libertà accettano tutto e non scelgono niente. Al contrario, il digiuno (anche quello del cibo) significa poter scegliere e quindi essere liberi.

Il digiuno è un modo per dire che sono “altri” i cibi che ci nutrono veramente, che vogliamo stare lontani dal peccato e cioè dalle cose che ci fanno male, che ledono la nostra libertà. Mangiare poco, non fumare, non mangiare dolci (i grandi classici del digiuno) non devono essere un modo per pulirci la coscienza, ma un esercizio di libertà: anche così impariamo a essere liberi nell’amare, nel vivere e nello stare insieme.

Digiunare significa liberarsi da ciò che ci rende schiavi, e per farlo è importante sapere quali sono le nostre catene. Per questo lo strumento più importante della Quaresima è il sacramento della Riconciliazione, la confessione. Si parte da questo sacramento per capire quali sono le nostre catene e “scatenare” la nostra vita di fede.

Enzo Governale

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