Le nozze di Cana: commento al Vangelo di monsignor Guido Gallese

Monsignor Guido Gallese, Vescovo di Alessandria nella serie di video di Buona Domenica!” ci aiuta a comprendere meglio il brano del Vangelo che leggeremo domenica 16 gennaio 2022. Alla fine del video, il nostro Vescovo risponde anche ad una domanda dei nostri lettori.

Gv 2,1-11 il testo del Vangelo 

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Gv 2,1-11

Giovani 2,1-11 il commento al Vangelo di monsignor Guido Gallese

Questo passo è molto famoso ma nello stesso tempo è anche un testo misconosciuto: lo abbiamo ben presente nel suo involucro “esteriore” ma sappiamo che San Giovanni aveva un modo di comunicare particolare. Si perché l’evangelista comunicava attraverso il racconto di eventi della vita di Gesù nei quali leggeva dei significati particolari, ed è proprio in quella prospettiva che li riporta: farci l’occhio non è immediato. La prima volta che ho sentito dire queste cose ho pensato: «Che elucubrazioni da esegeti che vogliono trovare a tutti i costi le particolarità!». Invece poi col tempo ho capito che davvero l’evangelista Giovanni aveva uno sguardo particolare sulla realtà che ha meditato per tanti, tanti anni dopo la morte di Gesù, dopo i quali si è deciso a scrivere il Vangelo.

In questo episodio San Giovanni ci descrive la storia delle nozze in un paesino, Cana di Galilea: durante la festa il vino viene a mancare. Maria va da Gesù e dice: «Non hanno più vino». Gesù le risponde: «Donna che cosa c’è tra me e te?». Si tratta di un passaggio in cui sembra che il Signore dica «non mi scocciare», volendo fare una traduzione un po’ familiare. In realtà il significato di questa domanda è molto più profondo: «Qual è il legame tra me e te?».

Siamo davanti ad un legame invisibile e particolare, perché in realtà la relazione che vuole mettere in luce Giovanni non è quella tra Gesù e sua madre. Nel testo la chiama “donna”, intendendo “La donna”, colei che è nata senza peccato originale, e che impersonifica la chiesa. Dunque Maria, che è immagine e modello della Chiesa, ha un legame speciale con Gesù: è una cosa sola, come una cosa sola diventano l’uomo e la donna quando lasciano il padre la madre e diventano una carne sola, uniti nel matrimonio. Il Signore e la Chiesa sono una cosa sola nel senso che sono un solo corpo: il corpo mistico di Cristo è la chiesa. Dunque la Chiesa è quella che che dice di Gesù ai suoi servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». E qui viene dato un esempio di quella che è la vita cristiana in un microcosmo, la vita della chiesa in relazione con Cristo. Un rapporto in cui la chiesa dice ai suoi servi «qualsiasi cosa vi dica, fatela».

E Gesù fa delle cose strane, cioè fa riempire d’acqua sei giare. Dice di portarle a colui che dirige il banchetto: costui assaggia e beve vino, ma i servi sanno che era acqua. Ecco, la vita della chiesa è questa: abbiamo a che fare con cose molto semplici ma il figlio di Dio le trasforma. Il vino è il segno dell’alleanza nel sangue di Cristo: Gesù trasforma tutte le cose e la chiesa deve fidarsi a fare le cose che il Signore le dice. Credo che sia un Vangelo con un contenuto estremamente profondo e che dobbiamo imparare a vivere nella quotidianità e nella semplicità delle nostre giornate.

monsignor Guido Gallese
Vescovo di Alessandria

Gv 2,1-11: Le nozze di Cana. Il video commento 

Ecco il video integrale del commento al brano di Vangelo di Giovanni 2,1-11

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Le domande dei professori di religione: come parlare di fede ai ragazzi?

Il quesito di oggi arriva da un insegnante di religione della scuola secondaria: «Sono un insegnante di religione al decimo anno di insegnamento. Sono volenteroso e grande appassionato del Vangelo, ma attraverso un momento di grande sconforto. I miei ragazzi (insegno alle medie e al liceo) sono immersi in questa cultura dell’eterno presente, un po’ nichilista e un po’ gender fluid, ma senza nessun riferimento vero, chiaro, eterno. Non so come poter intercettare la loro attenzione parlando di Vangelo, mi sembrano due mondi inconciliabili. Mi dica come posso fare, come posso accendere la scintilla. Grazie per l’aiuto».

Monsignor Guido Gallese, Vescovo di Alessandria ci aiuta a rispondere a questa domanda.

«A questo interrogativo bisognerebbe rispondere con un trattato di pastorale che risulta difficile fare in così pochi minuti. Io mi limito semplicemente a dare un suggerimento, una prospettiva di sguardo al problema. Per noi si tratta di accendere una scintilla, ma il tempismo in questo processo è davvero molto importante. Sapete come funziona per un’automobile? In un motore bisogna accendere la scintilla non quando stiamo buttando via i gas nello scarico, ma quando abbiamo terminato di aspirare il carburante nella camera di combustione. Per un educatore accendere una luce vuol dire essere vicino ai ragazzi nel momento giusto. Prima, nel corso del tempo, ognuno di noi deve proporre dei contenuti come può, nel modo più attraente, comprensibile e fruibile possibile. Per accendere veramente qualcosa però, bisogna che questi ragazzi siano in un momento in cui hanno bisogno del nutrimento vero: è in quel momento che la scintilla può crepitare. Quando hanno dei problemi, quando attraversano delle difficoltà o hanno semplicemente bisogno di una mano: è in quei momenti che la parola di Cristo, che è eterna, diventa risplendente.
Perciò una delle attenzioni più grandi che dobbiamo avere per “accendere scintille” nella vita delle persone è proprio quella di comprendere quando è arrivato il tempo giusto, attendere il momento in cui la persona a cui ci stiamo rivolgendo ha bisogno di qualcuno che si faccia compagno di strada. Spero che questo suggerimento molto semplice possa essere d’aiuto».

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