Luca 3,10-18: commento al Vangelo della terza domenica di Avvento 2021

Don Ivo Piccinini parroco di san Michele e della parrocchia dell’Annunziata di Alessandria nella serie di video di Buona Domenica!” ci aiuta a comprendere meglio il brano del Vangelo che leggeremo nella terza domenica di Avvento. Alla fine del video, Don Ivo risponde anche alla domanda di Benedetta, una bimba di 4 anni, che chiede spiegazioni su Babbo Natale e Gesù bambino.

Lc 3,10-18 il testo del Vangelo della terza domenica di Avvento 2021

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».

Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Lc 3,10-18

Luca 3,10-18: “Che cosa dobbiamo fare?”. Il video commento 

Questa terza domenica d’Avvento ci presenta come prima lettura un brano dal profeta Sofonia. Questo brano si riferisce a un progetto di annuncio, di salvezza e di consolazione: dopo il dominio degli Assiri sul popolo di Israele si annuncia una prossima liberazione. La seconda lettura invece è tratta dalla lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi. Dopo tutte le raccomandazioni dell’apostolo a questa comunità, verso la fine sollecita: «Siate lieti nel Signore, ve lo ripeto siate lieti».

Lo dice più volte: questa gioia da che cosa deriva? Non certo dalla situazione contingente, perché i Filippesi hanno i loro problemi, sono circondati da chi non crede e da chi li mette alla prova. Lo stesso apostolo scrive quando è in prigione, da carcerato: eppure dice «siate lieti nel Signore». Quindi proprio Cristo è il motivo della nostra gioia. Nel Vangelo invece troviamo la figura di Giovanni Battista che predica la conversione a chi andava ad ascoltarlo nel deserto. Queste persone gli chiedono: «Che cosa dobbiamo fare per convertirci?». Ed egli scende molto nel concreto, a tutti dice: «Voi dovete condividere con chi è nel bisogno, con i poveri, le vostre ricchezze». Poi in particolare a quelli che riscuotono le tasse: «Voi non dovete esigere più di quello che è di legge» e ai soldati ugualmente: «Non approfittate della vostra posizione per dominare sulle persone». Questo è quanto annuncia Giovanni il Battista, perché questa conversione permetta di accogliere uno più grande di lui, che verrà dopo di lui: il Messia.

Allora fratelli, la nostra gioia dove ha le sue radici? Non deve essere cercata in noi stessi, ma nel Signore. Questa letizia ci viene dal suo mistero pasquale. È stato fatto un rimprovero ai cristiani, che mi ha sempre colpito molto: quando un ateo ebbe a dire ad un cristiano, probabilmente di quelli tristi (di quelli che hanno sempre la faccia del venerdì santo più che della domenica di risurrezione): «Ma come volete che noi crediamo che voi siete dei salvati se continuate a portare questa faccia?». Certo, le prove, le difficoltà, i momenti nei quali questa gioia sembra messa in pericolo non scompaiono tutti d’un tratto, ma è diverso il modo di affrontarli. Perché noi nel Signore, con la sua grazia, possiamo trasformare anche le prove e le difficoltà della vita in risorse.
Insomma alla Pasqua di risurrezione non ci si può sottrarre senza passare sulla collina del calvario. Allora cerchiamo questa gioia nel Signore, ringraziamo per la fede che ci è donata, per la speranza dalla quale siamo animati, per la carità che ogni giorno abbiamo la possibilità di vivere appieno, proprio come raccomandava anche Giovanni Battista.

Voi non potete immaginare la gioia e la soddisfazione, ve lo dico perché io lo sto provando tutti i giorni, ogni volta che date una mano a un povero, o a una persona che si rivolge a voi. Non giratevi dall’altra parte, anche se donate qualche cosa di materiale: entrate in sintonia con lui, ascoltatelo, regalategli un po’ del vostro tempo. E vedrete che alla sera sarete soddisfatti e lieti nel Signore, o contenti dopo una bella confessione che vi dà la possibilità di ripartire alla grande. Vivete la vostra vita costruendola giorno per giorno: allora nulla sarà troppo grave da portare. Io vi auguro davvero di vivere questo tempo d’Avvento, che è di preparazione, di austerità, di prove, di preghiera, di tutto quello che volete, ma è soprattutto un tempo pieno di gioia, che ci prepara a quella più grande del Natale».

Don Ivo Piccinini
parroco di San Michele
e della parrocchia dell’Annunziata di Alessandria

Ecco il video integrale del commento al brano di Vangelo di Luca 3, 10-18.

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