Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala

Vediamo insieme a Don Giuseppe Di Luca, parroco di San Pio V e Cuore Immacolato di Maria ad Alessandria della Diocesi di Alessandria, la spiegazione e il commento  del brano di Vangelo di Marco. Mc 9,38-43.45.47-48.

Marco 9,38-43.45.47-48: Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala

Testo del Vangelo

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 9,38-43.45.47-48

 In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Parola del Signore.

Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: commento al Vangelo di Don Giuseppe Di Luca

Ci sono due tematiche che emergono in modo evidente: la prima riguarda la gelosia, chiamiamola così, dei discepoli, che si accorgono che qualcun altro scaccia i demoni nel nome di Gesù; la seconda riguarda la crudezza del Signore nei confronti di chi scandalizza i più piccoli. Riguardo alla prima tematica, come bene ha risposto Gesù, non dobbiamo essere gelosi se qualcuno fa il bene: «Non glielo impedite perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me».
Chi fa il bene lo fa in nome di Dio. Addirittura, io dico, anche se non conosce Dio.
Il bene va oltre le istituzioni, anche quelle religiose. Dunque non dobbiamo essere gelosi se gli altri compiono gesti di bontà. Anzi, c’è da imparare da loro: dovremmo essere capaci di vivere con semplicità, di non fare troppi ragionamenti su ciò che accade ma di essere felici se il bene si diffonde.
Circa lo scandalizzare “uno solo di questi piccoli che credono in me”, addirittura Gesù dice di legare la macina di un mulino (una pietra gigantesca) al collo e di buttare questa persona nel mare. “Lo scandalo” significa il bloccare la crescita, lasciare dei traumi.
Non so se avete presente quella pubblicità sul tema dell’invecchiamento: ha come protagonista un bambino che vede la mamma che mette un regalo nella calza e di colpo diventa anziano.
Lo scandalizzare significa questo: non lasciar fluire il corso normale della vita ma far fare esperienze che non sono comprensibili per i piccoli. Questo per Gesù è davvero una cosa grave. Meglio, per chi lo fa, che gli sia legata una macina al collo e sia buttato nel mare. È una punizione cruda, ma conforme alla mentalità ebraica (ecco perché Gesù utilizza esempi così forti). Impariamo dunque a godere del bene che fanno gli altri, impariamo farne anche noi, e diventiamo capaci non di scandalizzare i piccoli ma piuttosto di mostrare loro il bello della vita.

Don Giuseppe Di Luca,
parroco di San Pio V
e Cuore Immacolato di Maria
ad Alessandria

Marco 9,38-43.45.47-48: il video commento al Vangelo

Ecco il video integrale del commento al brano di Vangelo di Marco 9,38-43.45.47-48

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I Sacerdoti rispondono

Il quesito di oggi arriva dagli studenti della classe 4 A del Liceo Classico Saluzzo-Plana attraverso i loro insegnanti di religione: 

«Come si giustifica il fatto che la Chiesa abbia attraversato i secoli se, come è evidente, ogni periodo storico è stato segnato da suoi aspetti negativi (dall’inquisizione alle crociate agli ultimi scandali)?».

Don Giuseppe Di Luca ci aiuta a rispondere a questa domanda.

«Quando parliamo di Chiesa dobbiamo ricordarci che non è composta da angeli, principati e potestà ma da persone. Anzi, se siamo credenti, anche noi siamo la Chiesa. Non è qualcosa di al di fuori di noi: proprio noi siamo la Chiesa, il popolo di Dio.

Il fatto che la Chiesa abbia compiuto degli errori (e ne compirà) non deve più di tanto scandalizzarci: deve piuttosto aiutarci a ricordare che è molto facile cadere nell’errore, scegliere le tenebre piuttosto che la luce, non riuscire a interpretare bene la parola di Dio. Ecco perché è necessario che la Chiesa, di cui anche noi facciamo parte, sia sempre vigile.

Lo studente del Liceo Classico ci chiede anche “perché la Chiesa attraversa i secoli?”.

Questo accade perché non è un club, non è un’istituzione fatta solamente dagli uomini, ma è una comunità voluta da Cristo e guidata dallo Spirito Santo

Ecco, noi come Chiesa abbiamo come amministratore delegato lo Spirito Santo. Anche quando gli operai peggiori si comportano male, è capace di far andare avanti la fabbrica al meglio della sua produzione. Forse questa metafora toglie un po’ di poesia, ma è per farvi capire che nonostante gli errori il Signore è sempre con noi».