Mi manchi perché ti amo, o viceversa?

Le domande “scomode” del nostro direttore

 A questo giro non potremmo “saltare” le celebrazioni religiose del Natale? Chissà… non dandole più per scontate potremmo accorgerci se ci manca  davvero, questo bambino nato per noi…

Caro direttore, le tue domande scomode ci fanno uscire dalla nostra comfort zone. È un po’ l’effetto provocato da una mancanza: ci chiede di uscire per seguire un bisogno. Per questo motivo prima di rispondere vorrei definire la mancanza: cosa vuol dire che qualcosa “ci manca”?

Il primo pensiero va al vuoto. Se mi manca qualcosa vuol dire che ho un vuoto da riempire. E quindi mi chiedo: è nato prima il vuoto o il suo pieno? Se è nato prima il vuoto, allora mi basta qualsiasi oggetto o persona per poterlo riempire. Se questo oggetto si sposta, se ne va, mi basta sostituirlo con altro e il vuoto sparisce. Al contrario, se una persona occupa un posto particolare nella mia vita e si sposta, allora crea un vuoto “a sua immagine e somiglianza“, un vuoto che solo quella persona può occupare. Infatti, ai nostri amati noi diciamo: «Mi manchi perché ti amo», e non: «Ti amo perché mi manchi».

Io ti amo, per questo mi manchi. In quest’ottica, l’amato non riempie il nostro vuoto esistenziale, la nostra fame d’amore, ma è ciò che apre in noi la mancanza. Spostandosi fa emergere un vuoto. Credo fermamente (e penso che anche per te sia così) che l’amore sia l’esperienza di una “rottura”. Prima di avere a che fare con l’altro, con l’amato, si è interi. L’amore, con il suo burrascoso e prepotente ingresso nella nostra vita, introduce la mancanza. L’amore infatti non è mai la risoluzione della mancanza, ma la apre al nostro interno, nel nostro cuore.

Faccio questa premessa (molto lunga) perché è fondamentale rendersi conto di cosa sia la “veramancanza. Se per noi il Natale è “qualcosa da fare”, allora vuol dire che non ci mancherà mai la sua assenza, perché troveremo qualcos’altro che possa riempire quello spazio. Se, invece, il Natale è per la nostra vita un’esperienza di rottura, se ci rendiamo conto che senza la venuta di Cristo sulla Terra la nostra vita non sarebbe piena, non sarebbe la stessa, allora il Natale ci mancherà.

In conclusione, caro direttore, il Natale manca solo a chi ha incontrato Cristo nella propria vita. Quello che possiamo fare non è saltare le celebrazioni, ma parlare di Cristo al mondo. Con la nostra vita.

Enzo Governale

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