Lc 3,1-6: commento al Vangelo della seconda domenica di Avvento 2021

Buona Domenica! | Commento al Vangelo della domenica di Don Ivo Piccinini | Lc 3, 1 – 6 

 

 

Lc 3,1-6: il testo del Vangelo

II DOMENICA DI AVVENTO

Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 3,1 – 6

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.

Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:

«Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri!

Ogni burrone sarà riempito,

ogni monte e ogni colle sarà abbassato;

le vie tortuose diverranno diritte

e quelle impervie, spianate.

Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Parola del Signore.

Il commento al Vangelo di Don Ivo Piccinini: Giovanni, la voce di uno che grida nel deserto

«Per meditare insieme il Vangelo di questa domenica vi invito a ripensare ad un personaggio, Giovanni il Battista; ad una situazione, il deserto; ad una promessa: il deserto fiorirà. Perché ci avviciniamo al Natale (siamo già alla seconda tappa) e questo momento è preparato storicamente anche dall’ascolto di questa parola e dal fare nostro quello che questo brano ci dice. Giovanni il Battista si trova a predicare un battesimo di penitenza.

L’evangelista precisa esattamente quando è avvenuto tutto questo: Gesù è già adulto ma Giovanni è il suo precursore, quello che invita alla conversione. E lo fa nel deserto, tant’è vero che quando Gesù comincia ad avere i primi discepoli li manda a chiedere a Giovanni: “chi sei tu?” e lui risponde loro: “io sono una voce che grida nel deserto. Preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Il deserto è un luogo di salvezza, non è solo un luogo di solitudine. E questa solitudine non è “obbligata” ma accettata, perché la parola possa entrare e produrre frutti nella nostra vita. Dio parla a chi fa deserto attorno a sé, perché si mette in atteggiamento di ascolto. Il Signore nutre il suo popolo nel deserto per quarant’anni. Gesù si ritira nel deserto per quaranta giorni e Dio non gli fa mancare la sua compagnia: al suo popolo manda la manna come nutrimento. Noi ci nutriamo se sappiamo accogliere questo clima di deserto e viverlo nella nostra vita. Il deserto non è fine a se stesso: nel frastuono Dio non parla, non si fa ascoltare

. E allora noi dobbiamo cercare di far tacere tutte le altre voci che rischiano di soffocare la parola di Dio, alla quale Gesù si è rifatto proprio nelle tentazioni del deserto. Guardiamo la figura di Giovanni Battista: un uomo che si spezza ma non si piega, cosciente della sua missione, uno che sa indicare la via che porta a cristo e invita anche i suoi discepoli a seguirlo. Parlare di deserto oggi in una società piena di confusione, di chiacchiericcio, è un’indicazione che va controcorrente, ma è un’indicazione che aiuta a far chiarezza nella nostra vita. in mezzo e dentro questo tempo ci sta anche la domenica della gioia, la prossima, ci sta anche la festa dell’Immacolata, certo, perché il Signore ci invita alla gioia perché lui è il Signore della vita e anche nel momento in cui noi, vivendo un tempo di deserto, abbiamo l’impressione di perdere qualcosa è proprio quello il tempo nel quale saremo ricolmati di tutto. Perché la sua amicizia, la sua grazia e la sua presenza valgono una vita»

Don Ivo Piccinini,
parroco di san Michele e della parrocchia dell’Annunziata di Alessandria

RUBRICA I SACERDOTI RISPONDONO

Il quesito di oggi arriva da Francesca, una bambina di 10 anni.

«Cosa vuol dire che Gesù nasce ogni Natale? A Natale non festeggiamo solo il ricordo di questo evento storico?» 

Don Ivo Piccinini ci aiuta a rispondere a questa domanda.

«Cara Francesca, nessuno penso ti abbia detto che Gesù nasce di nuovo materialmente, cioè in una capanna, come è successo a Betlemme. Ma come sappiamo (e come ti sarà stato detto), il tempo dell’Avvento serve per prepararci ad una venuta, ad una nascita del Signore in ciascuno di noi, nella nostra vita, nella nostra società. E qui ce n’è ancora di strada da fare. Perché il messaggio del Natale è chiarissimo: Dio è diventato un uomo per camminare con noi, per piantare la sua tenda in mezzo a quella degli uomini. Questo è il Natale, ma se noi siamo refrattari come quei mattoni che sopportano anche mille gradi di calore, cioè non ci scioglie niente e nessuno, il suo amore rimane senza risposta.

Allora il Natale è la nascita di Gesù in ciascuno di noi nella misura in cui in noi cresce la fede, l’amore per lui, che ci ha dato tutto. Ecco perché il Natale è anche la festa dei doni: il regalo più grande è stato Gesù, da parte di Dio padre.

E questo Natale, come ogni anno, a noi dà l’occasione per vedere che accoglienza abbiamo riservato al Signore, se abbiamo fatto qualche passo avanti, se abbiamo veramente detto “Quest’anno davvero il Signore nasce nella mia vita se sarò anch’io come lui, più generoso, se sarò come lui che vive la pace con i fratelli, con i genitori, con i compagni di scuola e di lavoro, con tutte le persone che incontra”. E soprattutto se sapremo condividere quello che abbiamo con chi è nella necessità. Perché il Signore è nato povero? Per dire che se lui si è messo come ultimo della fila, non possiamo dire di non vedere i poveri: non dobbiamo lasciare indietro nessuno. Per questo il più grande regalo che possiamo fare a Gesù bambino è capire, accettare, apprezzare e far fruttare il suo dono, cioè il suo amore per noi».