L’Immacolata Concezione

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Parlare ai bambini dell’Immacolata Concezione

L’8 dicembre la Chiesa celebra il giorno dell’Immacolata Concezione, un dogma stabilito da Pio IX nel 1854 che definisce Maria Immacolata, ovvero non sfiorata dal peccato originale (come ci ricorda don Ivo a pagina 5). Ma oltre al fatto che si sta a casa da scuola, che cosa frulla nella testa dei bambini sul tema “Madonna”? Hanno presente che c’è una mamma buona in cielo che li ama come se fossero suoi figli o pensano che la Madonna in questione sia una statuetta sul comodino della nonna o un personaggio del presepe? Abbiamo chiesto a Paola Lunati (in foto qui sotto), insegnante di religione di infanzia e primaria nelle scuole di Borgoratto, Bosco Marengo e Castellazzo, di spiegarci che cosa racconta lei ai bambini in classe e cosa potrebbero fare i genitori a casa per parlare ai loro figli di Maria.

«Anzitutto io definisco Maria come la mamma di Gesù: con i bambini piccoli se parlo di “mamma in cielo” loro associano queste parole alla definizione di qualcuno che è morto» esordisce Paola Lunati. «Ai miei piccoli alunni dico che Maria era una brava mamma, molto presente, che si accorgeva delle necessità del suo bambino e che gli è sempre stata vicina, come anche le loro madri stanno sempre attente ai loro bisogni. Faccio delle similitudini con la loro quotidianità: la Sacra Famiglia è simile alla loro nella cura e nell’affetto reciproci. La diversità sta nel fatto che le loro madri si sono accorte di essere in attesa andando dal dottore, mentre Maria è stata avvisata da un angelo. Nelle loro case raramente hanno modo di vedere un’icona della Vergine, ma il suo nome lo conoscono bene. Se leggo loro una storia che ha come protagonista una bambina che si chiama Maria, mi dicono subito “come la mamma di Gesù”».

Paola, come si parla in classe della Madonna?

«Con i piccolini della scuola dell’infanzia l’unica chiave possibile per far passare un concetto astratto è fare un lavoretto. Io in classe solitamente faccio così: racconto loro che l’Angelo dice a Maria essenzialmente due cose, ovvero che Dio le vuole bene e che lei avrà un bambino speciale. Il giorno dopo faccio loro costruire un angioletto da mettere sull’albero di Natale o sulla porta: vedo che così arrivano a casa ben consapevoli di che cosa ha fatto quell’angelo. Se faccio colorare loro una scheda, noto che non ha lo stesso impatto: un oggetto costruito con le loro mani e portato a casa ha una valenza diversa. In questo momento pandemico in cui noi insegnanti abbiamo poco contatto con i genitori, è anche un modo per stabilire un rapporto con gli adulti».

E con i bambini della scuola primaria quali parole usi?

«I primi anni mantengo lo stesso approccio sopra descritto, aggiungo solo qualcosa da scrivere sul quaderno. Con i bambini di quarta e quinta elementare inizio proprio a raccontare aneddoti della vita di Maria: vedo che sono queste narrazioni ad appassionarli maggiormente. Per esempio, quando leggiamo insieme l’episodio delle nozze di Cana, osservano che Maria si accorge per prima che manca il vino, come fanno tutte le mamme attente. Loro commentano con esclamazioni tipo “anche mia mamma è la prima che si accorge quando ho la febbre oppure ho preso un brutto voto”. Di solito restano anche molto colpiti dal comportamento della Madonna dopo la morte di Cristo: “Ha fatto bene a stare vicino a Gesù fino alla fine e poi a rimanere con i suoi amici, così non si è sentita sola”. Credo che dicano questo perché il loro desiderio profondo sarebbe quello di passare del tempo con qualcuno che si occupi della loro interiorità e non solo delle cose da fare, qualcuno che li ascolti nel profondo».

E come possono parlarne genitori e nonni a casa con un linguaggio adatto all’età?

«Suggerisco di costruire il presepe non solo come una tradizione del passato ma di ricordare proprio ai bambini, mentre lo si fa, che il figlio di Dio poteva scendere nel mondo con il carro di fuoco e invece ha fatto un bagno di umiltà scegliendo di nascere bimbo bisognoso di cure in una capanna. Piuttosto che usare delle statuine anonime, costruite voi il presepe con le vostre mani: io in classe ne ho fatto uno molto semplice, la classica scena della mangiatoia, ma usando come supporto un piatto di cartoncino piegato a metà. L’ho lasciato un attimo incustodito in classe, sono tornata indietro e ho trovato dei bimbi che ci giocavano. Ho chiesto loro cosa stessero facendo e la risposta è stata: “Stiamo cullando Gesù”. Mamme, papà, nonne e nonni potrebbero riproporlo a casa!».

Zelia Pastore

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