Marco 13, il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti: commento al Vangelo

Don Mauro Bruscaini, rettore del seminario vescovile di Alessandria e parroco delle Parrocchie del Centro città, nella serie di video di Buona Domenica! ci aiuta a comprendere meglio il brano del Vangelo di Marco, al capitolo 13.  Alla fine del video, Don Mauro risponde anche alla domanda di un bambino, che chiede che cosa festeggiamo il 1 novembre.

Marco 13, 24 – 32 il testo del Vangelo 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

Mc 13,24-32

Marco, 13: commento al Vangelo di Don Mauro Bruscaini

«È la fine! Comincerei così questa riflessione sul Vangelo che ascoltiamo questa domenica. Che significato diamo a questa espressione: “Essere alla fine”? Mi viene da dire che sia soprattutto un’accezione negativa, nel senso che non ci sia più niente da fare, che non ci sia più tempo. Ancor più se poi gli avvenimenti finali sono drammatici. Sembra che vada tutto a rotoli. D’altra parte, mi viene da dire, c’è sempre una fine in tutte le cose: anche l’uomo della Bibbia fa questa esperienza della vita e nella fede si domanda che senso abbia. Se il suo significato è negativo, necessariamente rifletterà un’ombra negativa anche sulla realtà presente: sembra che questo crei un atteggiamento di paura, di angoscia. Sulle nostri fini, sulle nostre paure ed angosce, ecco allora questa parola evangelica di speranza, dove la parola “fine” apre prospettive nuove: non solo apre al futuro, ma in Cristo dà un senso nuovo al presente, ricco di un passato con una storia che Dio ha fatto con noi e di cui noi facciamo adesso una grata memoria. Alla fine, c’è Gesù vittorioso: è l’attesa di pienezza per tutti coloro che credono e sperano in lui. Siamo chiamati a essere vigilanti e a riconoscere i segni di questo tempo che viene. Ecco allora l’immagine del fico, del ramo tenero e dello spuntare delle foglie per sapere che l’estate è vicina: questa immagine ci aiuta a pensare a quanti segni della presenza del regno di Dio, della vittoria di Cristo e della sua venuta finale siano già presenti nella nostra storia. Il richiamo è forte: perché il nostro tempo, nell’amore di Dio, sia carico di senso e di speranza operosa».

Don Mauro Bruscaini
Rettore del Seminario
vescovile di Alessandria
e parroco delle Parrocchie
del Centro città

Marco  13, 24 – 32:  il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti.

Ecco il video integrale del commento al brano di Vangelo di Marco 12, 38 – 44 

 

ASCOLTALO SU SPOTIFY!

Le domande dei bambini sui santi: che cosa festeggiamo il 1 novembre?

Il quesito di oggi arriva da un bimbo delle elementari, Riccardo, di 7 anni.

«Perché si festeggia il 1 novembre? Cosa significa “Il giorno dei morti”?». 

Don Mauro Bruscaini ci aiuta a rispondere a questa domanda.

«Caro Riccardo, il primo novembre è un giorno in cui festeggiamo Tutti i Santi. È una grande festa, anche perché ci sono veramente tantissimi santi in Paradiso. Sono uomini e donne che hanno creduto in Gesù e hanno vissuto la loro vita donandola a Dio e al loro prossimo, così come ci chiede Gesù nel Vangelo. Anche dopo la morte, sentiamo il loro amore e la loro forza: questo ci aiuta e ci sostiene. Sentiamo così che sono più vicini a Dio e riconosciamo in loro la Sua santità, per questo li chiamiamo Santi. Durante l’anno festeggiamo ogni giorno uno o più Santi, chiedendo la loro protezione dal Cielo, le loro preghiere a Dio, a loro che sono così vicini a Lui chiediamo che si ricordino di noi. Mi verrebbe da dire che non vogliamo dimenticarne nessuno, o meglio, vogliamo approfittare veramente di tutto l’aiuto possibile della loro intercessione: per questo, una volta all’anno, il giorno di Tutti i Santi, il primo novembre, li ricordiamo tutti in una grande festa. Questa festa poi è legata anche al “giorno dei morti” che tu chiedevi. È il giorno della “commemorazione di tutti i fedeli defunti”, il giorno seguente, il 2 novembre. Proprio pensando al Paradiso, con tutti i Santi vicini a Dio, preghiamo perché tutti i nostri defunti possano anche loro partecipare di questa gioia. Per questo, dedichiamo un giorno speciale di preghiera di suffragio per tutti i nostri defunti: la nostra preghiera unita a quella di Gesù aiuta i nostri cari, che non sono più qui su questa terra, a entrare sempre di più nell’ immenso amore di Dio, che li accoglie tutti con sé. Vedi, caro Riccardo, la nostra meta, il nostro destino finale, è la vita eterna, il Paradiso con tutti i Santi: anche noi Santi tra i Santi, per sempre con Gesù».