L’attesa è uno degli allenamenti della vita

Le domande “scomode” del nostro direttore

Che senso ha oggi parlare ancora di Avvento e di “attesa del Signore”, quando nel periodo prenatalizio quello che normalmente attendiamo sono
le vacanze, le mangiate e i regali? Rispondimi con sincerità…

Caro direttore, sarò lieto di rispondere alla tua domanda… ma la settimana prossima! Leggendo questa risposta dovresti aver vissuto ciò che cercherò di raccontarti. Intanto iniziamo con il definire che cos’è l’attesa: un periodo di tempo ben definito che inizia con il momento nel quale l’evento è annunciato e si conclude nel momento stesso in cui arriva. La “durata” delle nostre attese dipende proprio da questi due elementi, l’inizio e la fine, se ne manca uno non è attesa ma illusione.

Spesso ci risulta difficile tollerare l’attesa per via di quella sensazione di impotenza che arriva quando percepiamo che non possiamo avere tutto sotto controllo. Eppure ci aiuta a comprendere meglio quelle che sono le nostre aspettative; ci aiuta a raccogliere i nostri pensieri, gioie e paure, prima di prendere una decisione importante; grazie alla noia ci aiuta a dare valore al tempo. L’attesa è uno degli allenamenti della vita, non è solo una condizione, ma un vero e proprio stato d’animo. Per questo l’ingrediente segreto è la pazienza, l’arte di vivere l’incompiuto, di vivere la parzialità e l’incertezza del presente senza disperare. Nella pazienza il nostro “io” fa un passo indietro, rinuncia al controllo, si tira indietro a favore di ciò che dovrà accadere.

Essere pazienti vuol dire quindi saper aspettare silenziosamente (ma attivamente) che la vita ci chiami a degli incontri significativi che richiedono di essere vissuti in profondità e con consapevolezza, proprio come il Natale, l’incontro con Dio, fatto carne, fatto uomo. “Attendere” deriva dal latino “ad tendere” che significa “volgere ad un termine, aspirare”.

In questo senso l’Avvento è qualcosa da scoprire giorno per giorno in attesa del nostro incontro con Gesù che nasce. Nelle domeniche di Avvento candele e calendari ci aiutano a scandire il tempo e ci mettono in una posizione che, come abbiamo detto, molto poco sappiamo sopportare: l’attesa. Tutti questi gesti ci aiutano a capire che qualcosa cambia, che l’attesa è importante e necessaria, ecco perché va affrontata con pazienza.

In conclusione, l’Avvento è un esercizio per la nostra capacità di “fare spazio” nel nostro cuore (la pazienza) ma soprattutto è silenzio che prescinde dalla presenza di Dio. Senza “presenti” infatti non possiamo parlare di silenzio, è solo il vuoto.

Enzo Governale

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