Come spiegare l’attesa del Natale ai Bambini? Come parlare di Avvento?

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Parlare dell’Avvento ai bambini: parole, storie e simboli per uno dei periodi più significativi

«Una nostra tradizione di famiglia per l’Avvento? Ognuno di noi scrive un bigliettino, una “frase – dono” per gli altri: a Natale le leggiamo tutti insieme». Natashia Mazzetto (nella foto qui sotto) ha 36 anni e insegna religione da 8 anni, da 5 alla scuola dell’Infanzia: attualmente è maestra all’istituto comprensivo Galilei e allo Straneo. «Quando mi si chiedeva che cosa volevo fare da grande, io non ho mai avuto dubbi: la maestra! Nella scelta di insegnare religione per me sono stati fondamentali gli incontri con tante persone, due in particolare: don Giuseppe Bodrati e il professor Angelo Teruzzi». A lei abbiamo chiesto come si può vivere in classe e tra le mura domestiche questo speciale periodo dell’anno.

In un mondo come quello di oggi, dominato da stimoli molto veloci, si riesce ancora a catturare l’attenzione dei bambini parlando di Gesù che nasce nella capanna di Betlemme?

«Partendo dalla mia esperienza, è difficile focalizzare l’attenzione dei bambini sulla nascita di un bambino in una mangiatoia. In classe con i miei alunni cerco di partire sempre dalla loro realtà: dalla similitudine con la nascita di un fratellino, o proprio dalla loro nascita: “in una notte speciale è nato un bambino, proprio come voi”. Inizio sempre da questo punto, cercando di parlare di Gesù nel rispetto delle varie confessioni religiose delle famiglie dei bimbi che ho in aula. Per mantenere la loro attenzione costante, parto da una storia che racconto utilizzando delle immagini. Creo proprio una sorta di sceneggiatura, con disegni che faccio io a mano. Certamente i bambini di oggi, bombardati di videogiochi e YouTube (spesso utilizzati dai genitori per “sedarli”) fanno più fatica a stupirsi, ma il disegno è una guida, li attira. Li faccio sedere in cerchio, mi metto alla loro altezza e “drammatizzo” la storia. I bambini più grandi mi chiedono spesso se è vero che ho fatto proprio io i disegni: è un aspetto che li colpisce molto».

Come conciliare nel 2021 Babbo Natale e Gesù bambino?

«Santa Claus è una figura molto pubblicizzata, che li attira molto, mentre i riferimenti a Gesù bambino rispetto al passato sono minimali. I genitori possono raccontare ai bimbi della scuola dell’infanzia che Babbo Natale è uno degli amici che aiuta Gesù a portare i doni, perché lui è piccolino e non può portarli a tutti. A scuola poi al posto della classica lettera al barbuto signore della Groenlandia optiamo per far scrivere ai bimbi la lettera dei buoni propositi, partendo da queste domande: “Secondo te che cosa vuol dire comportarsi bene? che cosa dobbiamo fare nell’attesa che arrivino i doni?”. In questa fascia d’età l’incanto del Natale è ancora molto forte e vedo che i miei alunni si impegnano parecchio a “comportarsi bene” nell’Avvento».

Come parlare ai bambini dell’Avvento: che parole usare?

«Generalmente per l’Avvento la parola chiave che uso è l’attesa. Chiedo ai bimbi: “Che cosa stiamo attendendo tutti insieme?” e le risposte generalmente sono “l’arrivo del Natale” e “l’attesa della nascita di Gesù bambino”. Spiego loro che per l’umanità è stato un evento così importante e bello che a Natale festeggiamo per questo, celebriamo il fatto che ogni anno la notte del 24 dicembre Gesù nasce di nuovo nelle nostre case e nei nostri cuori. Provo poi a domandare loro: “Che cosa possiamo fare in questa attesa?”. E di focalizzare l’attenzione su questi punti: “Cerchiamo di comportarci bene, di stare insieme, di aiutare chi è più in difficoltà”. Dato che poi per scandire il tempo dell’attesa i bambini di questa fascia d’età hanno bisogno di supporti concreti, nelle varie sezioni costruiamo il calendario dell’Avvento e ogni giorno scegliamo uno o due bambini che inseriscono un bigliettino con le loro proposte per “come comportarsi bene”: loro fanno un disegno e noi lo traduciamo in parole».

Che cosa possono fare i genitori a casa per aspettare la nascita di Gesù bambino?

«Anzitutto una cosa semplice come il Presepe è di grandissimo aiuto. In molte case non viene fatto, ed è un vero peccato. Poi si può ricordare ai bambini che non tutti i loro coetanei riceveranno dei giocattoli: perché insieme alla mamma e al papà allora non preparare un dono per loro? Andranno benissimo una torta, dei biscotti, oppure anche rinunciare a un gioco in ottimo stato o vestito da portare a un ente benefico. Un’altra bella idea, semplice e di grande portata educativa, è quella di farsi raccontare dai nonni come vivevano il Natale quando erano bambini: che cosa portava loro Babbo Natale, come festeggiavano la notte del 24 dicembre…».

Zelia Pastore

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