Marco 12, Parabola della Vedova povera: commento al Vangelo

Don Mauro Bruscaini, rettore del seminario vescovile di Alessandria e parroco delle Parrocchie del Centro città, nella serie di video di Buona Domenica! ci aiuta a comprendere meglio il brano del Vangelo di Marco, al capitolo 12.  Alla fine del video, Don Mauro risponde anche alla domanda di un bambino, che chiede se i miracoli esistono e perché Gesù non guarisce il suo cuginetto malato.

Marco 12,38 – 44: il testo del Vangelo

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

L’obolo della vedova: commento al Vangelo di Marco di Don Mauro Bruscaini

«Sento molto forte la testimonianza in questo Vangelo della vedova, che risalta ancora più forte proprio per il contrasto con gli scribi giudicati da Gesù. È sempre un dono di Dio la testimonianza di vita di persone come questa donna, che si fidano completamente di Dio dando una disponibilità totale a Lui e mettendo tutto nelle sue mani.

Anche il rimprovero di Gesù agli scribi, che cercano la riconoscenza e gli onori, lo sento come un richiamo forte a fidarsi di Dio, a mettersi nelle sue mani e a non dare a Dio il superfluo, nascondendosi dietro una falsa e vuota religiosità. Non che Dio abbia bisogno del nostro obolo e del nostro servizio: vuole invece donarsi, donarci la sua vita e la possibilità di partecipare con Lui del suo regno, come figli e come sacerdoti, in Cristo.

Sta a noi fidarci di lui, certi che non ci verrà a mancare il necessario. Si passa dal superfluo all’indispensabile: certo, è un salto molto grande, lo sento nella mia vita prima di tutto. Gli scribi danno il superfluo o neanche quello, la vedova dà l’indispensabile per vivere, tutto quello che aveva. È un contrasto molto forte, che ci parla della grandezza di un amore ricevuto e donato, dove non c’è misura: prima di tutto da parte di Dio, nel donarsi a noi completamente, senza misura – mi permetto di dire – fidandosi di noi.

In realtà, è la grandezza del suo amore che ci avvolge e ci coinvolge, se lo vogliamo, che crea lo spazio della fiducia e del dono reciproco di se stessi. Sono certo, perché lo vedo nei Santi, che questa cosa è possibile, che in questo spazio non mancherà il dono sovrabbondante di Dio, che risponde a ogni nostro gesto di donazione. Insomma, alla fine chi ci guadagna siamo sempre noi».

Don Mauro Bruscaini
Rettore del Seminario
vescovile di Alessandria
e parroco delle Parrocchie
del Centro città

Marco 12,38 – 44: il Vangelo delle elemosina della Vedova. Il video commento 

Ecco il video integrale del commento al brano di Vangelo di Marco 12, 38 – 44 

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Le domande dei bambini sulla morte:
perché Gesù non guarisce il mio cuginetto che è malato?

Il quesito di oggi arriva da un bimbo delle elementari, Francesco, di 6 anni. «Esistono davvero i miracoli? Perché Gesù allora non guarisce mio cugino che è molto malato?». 

Don Mauro Bruscaini ci aiuta a rispondere a questa domanda.

«Caro Francesco, i miracoli esistono. Non è facile riconoscerli: noi pensiamo che quando accade qualcosa di straordinario, succeda un miracolo. Tu mi parli di tuo cugino molto ammalato e chiedi per lui un miracolo di Gesù. Facciamo questa domanda allora a Gesù insieme nella preghiera: è importante chiedere a Cristo nella preghiera, con fiducia ed è importante chiederlo insieme ad altri che credono, come te, in Gesù.

Quando preghiamo il Signore, mettiamo il nostro cuore e la nostra vita nelle sue mani, mettiamo la vita delle persone a cui vogliamo bene nelle mani del figlio di Dio. Vedi Francesco, Lui ti vuole bene e vuole bene a tuo cugino: quando noi siamo nelle mani di Gesù ci sentiamo da Lui amati e sostenuti, siamo più forti; pensa a quando tu ti senti amato e sostenuto da papà o da mamma o da qualcuno che ti vuole bene: sei più forte, anche se in quel momento sei malato o non stai bene.

Per esempio, quando cadi e ti fai male a un ginocchio, corri tra le braccia di mamma o di papà o di qualcuno che ti vuole bene: il ginocchio fa sempre male, però l’abbraccio, la carezza e le cure di chi ti vuole bene ti aiutano a sopportare meglio il dolore ad essere più forte. Questo è il miracolo dell’amore.

Questo è il grande miracolo che Gesù fa nella nostra vita e anche nella vita di tuo cugino. Se c’è questo miracolo, se c’è questo amore e se tuo cugino sentirà questo amore, anche attraverso di noi, sarà più forte, anche davanti ad una malattia che è difficile da curare. Non sarà più così triste e si sentirà la forza di vivere, anche se adesso sta soffrendo».