Santi si nasce o si diventa?

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Come dice papa Francesco, «tutti siamo chiamati alla santità, dobbiamo solo seguire le orme delle persone che ci hanno preceduto». Claudia Destro, insegnante di Religione dal 1995, dal 2005 insegna alla scuola primaria dell’istituto Bovio-Cavour. E sul tema non ha dubbi: essere santi è un compito a cui tutti possiamo tendere e ai bambini bisogna parlarne sin da subito. «Bisogna spiegare ai piccoli che diventare Santi non è una missione impossibile: anche persone che non lo pensavano possibile ci sono arrivate».

Tra poco arriverà il 1° novembre, giorno in cui cade la commemorazione di Ognissanti: come si spiega ai bambini questa ricorrenza?

«Io insegno alla primaria e sui libri non è previsto un accenno alla ricorrenza del 1 novembre. Solitamente in questi anni mi è stato chiesto dai bambini se Gesù festeggiava Halloween o meno: spiego loro che no, Gesù non lo festeggiava, ma del resto neanche io lo festeggio. Affronto l’argomento “Santi” generalmente in seconda, perché nel programma è previsto che si parli di San Francesco, Santa Chiara, Santa Lucia…, mentre in quinta è la volta di San Pietro e San Paolo. Per esempio, per parlare di San Francesco utilizzo spesso i libri dei santi per bambini delle edizioni San Paolo. O per far capire loro meglio la vita di San Pietro in quinta mi capita spesso di far loro vedere il film “San Pietro” della Lux Vide, con Omar Sharif nei panni del santo: è movimentato e riesce a catturare bene la loro attenzione, soprattutto non è eccessivamente crudo e non li spaventa».

E con i bambini di prima elementare come si parla di santità?

«Con l’ausilio della Lim faccio loro vedere qualche pezzetto tratto dal cartone animato “San Francesco e il lupo di Gubbio: un messaggio di pace per tutte le creature” oppure faccio loro sentire il Cantico delle Creature, a cui solitamente associo dei lavoretti a tema: in seconda i bambini rappresentano autonomamente quello che sentono e vedono, in prima hanno delle schede da colorare. A loro piace molto e spesso si inventano trovate a tema, come “sorelle pietre” o “sorelle foglie”. Negli anni passati riscuotevano molto successo anche i cartelloni: ora con il Covid è tutto molto più complicato».

E tu che cosa dici in classe a proposito dei Santi?

«Di solito presento loro la vita di queste persone, la loro storia. In particolare ci tengo a spiegare loro che i Santi sono persone normali, non supereroi, non tutti avevano la stessa condizione sociale: ci sono tra loro medici ma anche persone di origine umilissima; alcuni sono morti anziani, altri giovanissimi, come Carlo Acutis; alcuni hanno avuto crisi di fede, altri erano dei persecutori, come San Paolo. Ne abbiamo di vicini a noi, come don Bosco, mentre altri sono nati lontano, in Argentina per esempio. Quello su cui insisto di più è il concetto che i Santi sono persone “vere”, che mangiavano, bevevano e piangevano proprio come tutti noi».

Che domande ti fanno i bambini?

«Qualcuno, soprattutto tra i più piccoli, mi chiede: “Ma io posso diventare Santo?”. E anche: “Ma il mio compagno di classe molto agitato, anche lui può diventare Santo?”. Io rispondo che non si sa cosa prevede il disegno di Dio. Ovviamente, segue subito la domanda: “Ma cos’è il disegno di Dio?”. Provo a spiegare loro che c’è sempre un disegno, anche se può non essere immediatamente chiaro, anche se a volte non lo capiamo. È come uno scarabocchio sulla lavagna: non sempre è comprensibile, ma c’è ed è per il bene. Quando vedono il film o il cartone di San Francesco, un’altra domanda che mi fanno spesso è: “Ma è vero?”. Per questo cerco sempre di premettere che quello che racconto loro è una storia vera. Per far loro comprendere meglio il concetto mostro loro una cartina dell’Italia indicando Assisi, dove è veramente nato e vissuto il Santo, e lo colloco anche in un periodo storico preciso. Spesso mi fanno osservazioni prese dalla loro quotidianità, come: “La nonna è andata ad Assisi e mi ha portato un regalo da lì, con San Francesco stampato sopra”. Hanno bisogno di riportare i racconti alla loro vita reale».

E alla loro domanda “cosa posso fare per diventare santo”, tu come rispondi?

«Dico loro che devono vivere cercando di essere aperti agli altri, seguendo le indicazioni di Gesù e delle persone a cui vogliono bene che sono loro vicine. Purtroppo, quando chiedo “bambini, ma chi di voi è già stato in una chiesa?” non alza la mano neanche la metà della classe».

C’è qualcosa che i genitori possono fare per parlare con i loro figli di questo argomento?

«Da mamma, quando mio figlio era piccolo e lo portavo a visitare qualche città con il Santo patrono gli raccontavo la sua storia, gli portavo un libretto da colorare sul tema, lo portavo in visita ai luoghi in cui il Santo era vissuto: consiglio anche ai genitori di farlo».

Zelia Pastore

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