Proteggere la storia, liberando il futuro

Le domande “scomode” del nostro direttore

Uno che ha dei problemi seri nella vita (salute, lavoro, figli…) che interesse può avere nel sapere che cos’è una diocesi? Dai…

Caro direttore, questa è la domanda che ciascuno di noi si pone ogni volta che si trova davanti ad alcune di quelle regole che in qualche modo “ammazzano” il buon senso, o peggio, il senso della vita. Anche io, come te, mi sono chiesto più volte: che senso può avere dare una struttura alla Chiesa, quando Gesù ci ha detto semplicemente: «Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi»?

Vorrei rispondere a questa tua domanda (prendo spunto dall’amico Paolo di Tarso) utilizzando la medicina come esempio: che senso ha dare un nome a tutte le ossa del nostro corpo, alle arterie principali dell’apparato circolatorio o dare un nome ai gruppi di neuroni che costituiscono il nostro sistema nervoso?

Perché alla fine, se mi taglio, basta curare la ferita, se mi rompo un osso, basta tenerlo fermo e si rimargina, se mi pungo sento dolore. Dare un nome a ciò che non si vede, costituendo una struttura, rende possibile a chi verrà di poter riconoscere una storia e di poter camminare su un percorso nato anche dal frutto della fatica, dell’intelligenza e degli errori di chi ci ha preceduto. Avere una struttura ci da la possibilità di “proteggere” tutta questa storia. D’altra parte siamo fatti così, siamo nati per stare in gruppo, per avere uno stesso linguaggio e così come l’organismo umano è vario e unitario, nella stessa maniera la Chiesa dev’essere una e molteplice, se vuole continuare a mantenersi viva.

Ma le strutture non hanno solo risvolti positivi. Se infatti una Diocesi è funzionale a proteggere la Tradizione, a volte rischia di soffocarla. Fare della struttura la nostra missione è quanto papa Francesco ci chiede di evitare: «Il centro della Chiesa non è se stessa. Usciamo dalla preoccupazione eccessiva per noi stessi, per le nostre strutture. E questo alla fine ci porterà a una “teologia del trucco”… Immergiamoci invece nella vita reale, la vita reale della gente e chiediamoci: quali sono i bisogni e le attese spirituali del nostro popolo?». In fondo, come diceva l’amico Paolo di Tarso: «La testa può dire ai piedi: Non ho bisogno di voi?». E voi? Cosa vi aspettate dalla Chiesa?

Enzo Governale

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