Il Figlio dell’uomo è venuto per servire

Don Gian Paolo Orsini, Segretario del Vescovo e parroco del centro città referente per S. Alessandro la spiegazione e il commento del brano del Vangelo di Marco capitolo Marco 10, 35 – 45. Alla fine del video, Don Gian Paolo risponde anche alla domanda di una bambina, Anna, che chiede spiegazioni sull’inferno.

Mc 10, 35-45: il testo del Vangelo 

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire: commento al Vangelo di Don Gian Paolo Orsini

Con Gesù, in queste pagine del Vangelo di Marco, siamo ancora in cammino verso Gerusalemme. Il Signore ha dato il terzo annuncio della sua passione, morte e risurrezione e i dodici stanno chiacchierando. Giacomo e Giovanni fanno una richiesta esplicita, di sedere uno alla sua destra e uno alla sua sinistra: nutrono grandi speranze in Lui, credono che possa dare un senso alla loro vita e quindi pensano anche già alla gloria.

Riconosciamo che Gesù non respinge la loro richiesta, ma la inquadra in un contesto diverso, che caratterizza innanzitutto la sua vita: la gloria è data dal servizio, dal dono di sé agli altri, per Gesù fino a dare la sua vita per noi. Peraltro, riguardo agli altri apostoli che si indignano io penso che siano stati un po’ bruciati sul tempo da Giacomo e Giovanni: avrebbero voluto chiedere anche loro un posto in prima fila. Ma tutti, alla fine, testimonieranno la loro unione con il Signore dando la vita: Giacomo sarà proprio il primo di loro.

E noi, siamo disposti ad avere questo stile di servizio nella nostra vita? Gesù dice “chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore” che per noi è un termine sempre con un’accezione un po’ strana. A me piace interpretarla così: se una cosa “mi serve”, vuol dire che “mi è utile”, ci siamo utili reciprocamente, abbiamo bisogno di questa attenzione gli uni per gli altri. Magari non fino a dare la vita come Gesù, ma certamente aiuta un salto di qualità, un saper guardare al di fuori di noi, guardare cosa possiamo fare con gli altri e per gli altri. E allora ecco che forse già fin d’ora potremmo “sperimentare” un po’ quella gloria di Dio che desideriamo. Non “conquistare” perché ce l’ha già meritata il Signore.

Ma, allora, proprio perché ci ha meritato questo, accogliamo tutto il suo insegnamento: c’è la gloria, ma c’è anche la passione e la morte che Gesù ha condiviso con noi, perché noi possiamo condividere anche la sua Risurrezione.

Don Gian Paolo Orsini
Segretario del Vescovo
e parroco del Centro città,
referente per Sant’Alessandro

Mc 10, 35-45: Il Figlio dell’uomo è venuto per servire. Il video commento al Vangelo

Ecco il video integrale del commento al brano di Vangelo di Marco 10, 35-45

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Le domande dei bambini su Gesù: l’inferno esiste?

Il quesito di oggi arriva da una bimba delle elementari, Anna (6 anni) attraverso i suoi catechisti: 

«Se sono cattiva vado davvero all’inferno? Ho un po’ paura…». 

Don Gian Paolo Orsini ci aiuta a rispondere a questa domanda.

«A volte pensiamo di essere costretti a fare le cose e quindi, se ci comportiamo male, Dio non vede l’ora di punirci. Ma se abbiamo un’idea di Dio così c’è qualche problema: il Signore è un padre che ci ama teneramente, fino a dare suo figlio per noi. Allora noi dovremmo dare un senso alla nostra vita con quell’attenzione, con quell’apertura, quasi con un far sentire agli altri già il Paradiso fin da ora, qui sulla terra. Ecco perché avere paura dell’inferno non credo che serva, così come non è utile per cambiare e migliorare pensare che se ti comporti male vai all’inferno. Questo concetto è entrato anche nel gergo popolare, a volte in maniera un po’ irriverente, con l’insulto “ma va all’inferno”. Ecco, l’inferno oso pensare che molte volte è già qui sulla terra: a volte lo sperimentiamo noi, perché qualcuno ce lo fa provare, a volte siamo noi che lo facciamo sperimentare agli altri. Allora dobbiamo fare le cose non per paura: la nostra amicizia con Gesù non deve essere dettata dal timore o dalla convenienza. Se facciamo le cose con quell’amicizia, con amore, con servizio, con disponibilità e con umiltà, non dobbiamo temere di sbagliare. E se anche dovessimo sbagliare, il Signore ci perdona. E allora ecco che nostra vita non sia un inferno per noi e per gli altri ma sa già fin d’ora un po’ di Paradiso. Quindi, Anna tu comportati bene, vivi bene la tua vita per l’età che hai: così, quando crescerai, sarà un Paradiso per te e per tutti».