Diamo un senso alla nostra storia

Le domande “scomode” del nostro direttore

Che senso ha vivere, se tanto dobbiamo morire?

 

«Pochi giorni prima di morire mia nonna mi disse: “Le persone passano il tempo a cercare di afferrare la vita, ma poi quando accade qualcosa di spiacevole si rendono conto di quanto tempo hanno buttato via. Vivi, non usare il tempo che la vita ti ha dato a disposizione per proteggerti dalla sofferenza. Chi ha ricordi meravigliosi conoscerà il dono della vita”».

Caro direttore, prendo in prestito le parole di un libro che ho letto recentemente (“Ma a cosa serve questo tuo soffrire?” di Davide Munaro edito da Mondadori) per provare a rispondere a questa domanda facendone una a te: perché ci si accorge di essere vivi solo quando ci si accorge di dover morire?

Provo a usare tre parole del discorso che abbiamo appena letto: tempo, ricordi e sofferenza. Sappiamo bene quanto il tempo sia prezioso, ma solitamente più tempo si ha davanti e meno ci si accorge del suo valore. Questo “valore” viene conferito anche a ciò che ci accade, per esempio è proprio il tempo che passa che costruisce i ricordi, li rende tali perché da valore all’esperienza vissuta. Riusciamo a calcolare il valore di un evento solo a distanza di tempo.

In quest’ottica la sofferenza, non è altro che un ricordo al quale abbiamo dato un valore sbagliato (o quanto meno eccessivo) e al quale spesso diamo anche il potere di vincere sulla nostra vita. Ma c’è un modo per vincere la sofferenza e trasformarla in un ricordo: se riusciamo a dare un senso alla nostra storia, allora anche la morte sarà solo un passaggio. Credo esista solamente un modo per sconfiggere la morte: vivere una vita piena!

Come si fa? Io per esempio cammino. Nel momento più difficile della mia vita ho deciso di mettermi in viaggio per conoscere la sofferenza della mia anima dopo aver conosciuto quella del corpo. Sentivo il bisogno di partire per superare i limiti che quella sofferenza mi aveva posto, per cercare un orizzonte diverso dal mio, per guardare cieli nuovi e terre nuove. E voi ragazzi? Come fate?

Enzo Governale

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