Come parlare della morte con i bambini?

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Prepariamoci alla Festa di Tutti i Santi
e alla commemorazione dei defunti

«Molte volte mi è capitato di iniziare a parlare della morte partendo dall’onomastico. Spiego ai miei bambini che cosa intendiamo con questa parola: è quando si ricorda un Santo e si celebra nel giorno in cui è morto. Spesso quando spiego questo concetto molti di loro strabuzzano gli occhi. Ma subito dopo dico loro che il giorno in cui un Santo muore, così come capiterà anche a noi, è il giorno in cui inizia una vita nuova in Paradiso». Maria Coglitore è diventata insegnante di religione nel 2003, dopo aver fatto altri lavori («Il mio sogno è sempre stato insegnare. Quando mi è stato proposto di iniziare a frequentare l’istituto di scienze religiose l’ho preso come un dono del cielo») e ora insegna alla scuola primaria Caduti per la libertà in Alessandria, alla scuola primaria di Bassignana dove ha anche una sezione dell’infanzia. A lei abbiamo chiesto come poter iniziare a parlare della morte con i nostri bambini.

Tra poco arriverà il 2 novembre, giorno in cui cade la commemorazione dei defunti: come si spiega ai bambini questa ricorrenza?

«Ogni anno mi scontro con Halloween: i bambini non sempre conoscono la ricorrenza dei defunti e già dai primi di ottobre cominciano a parlarmi delle feste in maschera. Io correggo il tiro e spiego loro che agli inizi di novembre ricordiamo i nostri cari defunti: genitori ed educatori devono avere presente che con il tema delle zucche e dei travestimenti è come se si cercasse di sublimare, di dimenticarsi di cosa succede il 2 novembre e quindi di conseguenza di non pensare alla morte. La battaglia contro Halloween è persa in partenza, perché oramai è diventata una festa commerciale per grandi e piccoli. Quello che io cerco di fare in classe è di mettere in evidenza aspetti che sono di proprietà di questa ricorrenza mostrando un’altra chiave di lettura. Con i bambini un po’ più grandi spiego che in origine questa festività era celebrata dai popoli antichi che festeggiavano la fine del raccolto e l’arrivo della stagione buia, dell’inverno, facendoli riflettere sul fatto che tutti questi aspetti macabri odierni sono stati aggiunti in seguito. Con i piccoli faccio un lavoro di “riabilitazione” della figura della zucca, che è buona ed è un dono della natura, o li aiuto a osservare la perfezione geometrica della tela del ragno, distogliendo l’attenzione dalla veste lugubre che gli hanno affibiato».

E in classe, come si può parlare della morte?

«Sul tema della commemorazione dei defunti faccio parlare i bambini. Solitamente affronto l’argomento attraverso una discussione aperta, cercando di parlare della morte nel modo più sereno possibile, accogliendo il loro dolore senza banalizzarlo. Molti di loro si aprono e mi raccontano della morte dei loro nonni: una mia alunna che ha da poco perso il padre mi ha detto di voler diventare dentista da grande perché quello era il desiderio del suo papà. Cerco di ascoltarli senza interromperli e provo a spiegare loro che è normale che le persone care che non ci sono più ci manchino e che tutti sono tristi di non poterle più abbracciare. Quello che rimane qui sulla terra con noi è l’amore che ci hanno lasciato: il nonno, il papà, continuano a vivere nei loro cuori e nelle loro menti. Dico anche che per noi cristiani i defunti continuano a vivere in Paradiso».

Ti è capitato di sentire loro riflessioni che ti hanno sorpreso?

«Di ricordi ne ho a bizzeffe, ma uno che mi ha particolarmente colpito è la frase di un mio alunno pronunciata davanti ai genitori, sorpresi da una folata di vento improvvisa: “Di cosa ti meravigli mamma? Il nonno è passato e ci ha fatto una carezza”».

C’è qualcosa che i genitori possono fare per iniziare a parlare con i loro figli di questo argomento?

«Io con i miei figli ho sempre portato avanti una tradizione popolare siciliana: la sera prima del 2 novembre i bambini scrivono una lettera ai defunti. Chiedono loro come stanno adesso, gli ricordano il loro affetto e chiedono anche un piccolo dono. Lasciano poi la letterina sul tavolo e la mattina dopo si ritrovano un regalino. È un modo semplice ma concreto di avvicinarsi al tema della morte, perché i bimbi per comprenderlo hanno bisogno di passare attraverso un’esperienza pratica, di stare a contatto con cose materiali».

E con i bambini della scuola dell’infanzia, come si può iniziare ad approcciarsi al tema?

«Con loro non ne parlo in maniera diretta ma mi faccio aiutare dalle favole, come quella del “Bruco aeiou” di Roberto Piumini, che si trova nell’album storie tenere: ne ho fatto anche un video su YouTube. È la storia di questo “bruco letterino” che sul corpo ha le cinque vocali. Attraversa vari paesi, popolati da bambini e anziani, a cui mancano proprio delle vocali. Lui dona quelle del suo corpo, una per volta, fino a rimanere senza: è una storia molto bella e utilissima per parlare del tema della donazione e della resurrezione».

Zelia Pastore

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