Cosa devo fare per avere la vita eterna?

Don Gian Paolo Orsini, Segretario del Vescovo e parroco del centro città referente per S. Alessandro la spiegazione e il commento del brano del Vangelo di Marco capitolo 10,17-30.

Alla fine del video, Don Gian Paolo risponde anche alla domanda di un bambino, che chiede conto del comportamento dei suoi genitori rispetto alla messa. 

Mc 10, 17-20: il testo del Vangelo 

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà»..

Cosa devo fare per avere la vita eterna?: commento al Vangelo di Don Gian Paolo Orsini

In questo Vangelo ascoltiamo una domanda che viene rivolta a Gesù da un tale che pensa alla vita eterna. Ha molti beni, vive bene, ma è bello il fatto che pensi anche alla prospettiva futura. Gesù gli ricorda i Comandamenti e lui, con un po’ di benevola presunzione, dice che li segue fin da giovane. Allora ecco il salto di qualità che gli chiede Gesù: «Va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo. E poi vieni, seguimi».

Uno stile di vita completamente nuovo: lasciare tutto in maniera irreversibile, ma per ottenere tutto dal Signore. Una proposta che Gesù non fa poi proprio a tutti: ritiene di farla a questo tale, che però ha molti beni e non è disposto a privarsene. Forse vorrebbe mantenere entrambe le cose, forse sono i beni che possiedono lui. Ecco allora che Gesù dice quella frase un po’ forte: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

Forse anche noi pensiamo che seguire Gesù vuol dire solo rinunciare a qualcosa, privarsi di qualche cosa, non pensando che, lasciando altre cose, mettiamo al primo posto lui, che solo può ricolmare tutta la nostra vita. E questo lo hanno capito bene Pietro e gli altri. Pietro lo dice espressamente: noi abbiamo lasciato tutto, ti abbiamo seguito. Gesù gli risponde facendo un elenco che sovrabbonda: ma non si tratta di un catalogo di cose materiali, sono quei legami, quella comunione con il Signore Gesù.

Una comunione che non troverà mai fine e che possiamo sperimentare già fin d’ora se sappiamo privarci di qualcosa, ma per mettere Lui al primo posto. Tutto il resto viene di conseguenza.

Don Gian Paolo Orsini
Segretario del Vescovo e parroco
del Centro città, referente per Sant’Alessandro

Marco 10, 17-20: il video commento al Vangelo

Ecco il video integrale del commento al brano di Vangelo di Marco 10, 17,20

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Le domande dei bambini su Gesù: perchè devo andare a catechismo?

Il quesito di oggi arriva da un bimbo delle elementari, Filippo (7 anni) attraverso i suoi catechisti: 

Perché io devo andare sempre a catechismo e la mamma e il papà la domenica se non hanno voglia di andare a messa non ci vanno? Non posso andarci anche io quando ho voglia?

Don Gian Paolo Orsini ci aiuta a rispondere a questa domanda.

«Quante sono le cose nella vita che facciamo perché costretti? Non tutte le mattine andremmo a scuola o al lavoro… però quando vogliamo fare qualcosa, troviamo tutte le occasioni le possibilità per riuscirci. Quando dobbiamo incontrarci con gli amici, per esempio, non vediamo l’ora, anzi vorremmo passare più tempo possibile con loro. Con Gesù è un po’ diverso, perché non lo vediamo fisicamente.

Però se siamo davvero suoi amici, dovremmo sentire il bisogno, la necessità dell’incontro con Lui. Attraverso il catechismo, per apprendere uno stile di vita, ma anche con la celebrazione della Messa, dove Gesù si rende vivo e presente con la sua Parola, il suo Corpo e il suo Sangue. Allora non dico che le Messe dovrebbero durare tutta la giornata, però non bisogna avere fretta. Confesso che mi spiace un pochino quando vedo qualcuno che guarda l’orologio: intanto mi chiedo se sono stato lungo io, ma poi dico “Signore, ti misuriamo anche il tempo”, ci togliamo il pensiero di andare a messa: ma questo non è allora amicizia, non è desiderio di stare insieme con Dio.

Ecco allora anche se papà e mamma non hanno voglia di andare a Messa, tu caro Filippo pensa che senso vuoi dare alla tua vita, anche se sei giovane. Questo vale anche per noi perché, come abbiamo sentito nei Vangeli delle domeniche scorse, Gesù pone un bambino al centro per la sua spontaneità, per il suo desiderio di incontrarsi, di manifestare un’amicizia bella. È quella che vorremmo mantenere sempre tutti con il Signore. Quindi non possiamo fare a meno di Lui: non possiamo passare tutto il giorno in preghiera ma alcuni momenti, soprattutto la Celebrazione Eucaristica domenicale, sono quelli che contano veramente, che danno senso alla nostra vita».