Ma voi chi dite che io sia?

Immagine: “Cena in Emmaus” (Brera, Milano) Michelangelo Merisi da Caravaggio

Vediamo insieme a Don Emanuele Rossi della Diocesi di Alessandria, parroco di Castellazzo e Castelspina, la spiegazione e il commento  del brano di Vangelo Mc 8,27-35

Marco 8,27-35: Voi chi dite che io sia

Testo del Vangelo

Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 8,27-35

 In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».

Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.

E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.

Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Parola del Signore.

 

E voi, chi dite che io sia? commento al Vangelo di Don Emanuele Rossi

 

«In questo capitolo 8, Gesù chiede informazioni ai suoi discepoli rispetto alla propria identità: “Chi dite che io sia?”. Loro rispondono riportando le notizie in proposito: ”Qualcuno dice che sei Giovanni il Battista, qualcuno dice che sei Elia”, comunque un profeta. 

Piccola annotazione: oggi per non essere sterili, ma vivi nella nostra vita cristiana dobbiamo chiederci se diamo spazio ai profeti e al profetismo nella vita della Chiesa. O più semplicemente, se abbiamo qualcuno che ci può dire in faccia chi siamo, dove dove sbagliamo, come possiamo migliorare. Se questo non c’è, vuol dire che ci stiamo illudendo di fare un cammino cristiano: se non c’è un confronto, non c’è un cammino».

«Tornando al Vangelo di domenica, alla domanda “Chi dite voi che io sia?” Pietro risponde “Tu sei il Cristo”, quindi il Messia, l’inviato di Dio. Gesù a questo punto inizia a spiegare che cosa aspetta questo Messia: il patire, l’essere rimproverato dagli anziani, l’andare in croce e morire per poi risorgere il terzo giorno.  Pietro prova ad obiettare, ma Gesù gli replica duramente “Va’ dietro a me, Satana!”, ovvero “ritorna nella sequela” che è proprio quella che porta verso la croce. Per poter dire come Pietro “tu sei il Cristo” dobbiamo avere questa 

disponibilità a vivere così come Gesù ha vissuto. Chi va in Chiesa e si mette in preghiera soltanto per star bene non ha capito niente: questa non è preghiera cristiana. La preghiera cristiana mi riporta davanti alla croce, mi invita ad abbracciarla, a portarla con gioia, con il sorriso, sapendo che come Gesù ha salvato il mondo con la sua, io partecipo a questa salvezza portando la mia. L’augurio che vi faccio è questo: chiediamo al Signore di non sentirci dire “tu sei Satana” ovvero tu sei divisore, scandalo, perché mi distogli dal mio cammino, ma chiediamo invece la grazia di saperlo accompagnare, andando a cercare più poveri e i più bisognosi».

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Credits immagine: www.arteworld.it