«Perché nulla vada perduto»

Vediamo insieme a Don Giuseppe Di Luca, parroco di San Pio V e Cuore Immacolato di Maria ad Alessandria  della Diocesi di Alessandria, la spiegazione e il commento  del brano di Vangelo di Giovanni, Gv 6,1-15

Giovanni 6,1-15: la moltiplicazione dei pani e dei pesci

Distribuì a quelli che erano seduti quanto ne volevano.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 6,1-15

 In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».

Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.

Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.

E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Parola del Signore.

 

Mc 6, 30-34: il video 

Ecco il video integrale del commento al brano di Vangelo

 

 

Giovanni 6,1-15: il commento al Vangelo di Don Giuseppe Di Luca

«Il racconto ci ricorda la moltiplicazione dei pani secondo Giovanni: siamo al capitolo sesto del suo Vangelo. Cosa colpisce di questo racconto? Due cose: il numero delle persone, circa 5.000 uomini, più i bambini e le mogli, quindi attorno alle 20 mila persone. Dall’altra parte la piccolezza di ciò che mette a disposizione quel ragazzo, che ha cinque pani d’orzo e due pesci. Ma che cos’è questo per tanta gente? Noi pensiamo sempre che per fare qualcosa di buono ci sia bisogno di chissà quale strumento: e invece ci vuole davvero poco. Il problema maggiore è la condivisione di quel poco, cosa che non è sempre facile. Questo brano credo che ci esorti a questo: non dobbiamo compiere azioni di chissà quale tipologia strana ma dobbiamo davvero provare ad aprire il cuore e a condividere con gli altri quello che abbiamo. Questo non è in linea con il pensare comune: anche se ci sono delle esperienze molto belle che ci ricordano questo modo di agire. Impariamo nel nostro piccolo allora ad essere uomini e donne, ragazzi e ragazzi, comunità capaci di condividere con gli altri. Perché tutto ciò che non è dato è perso. E di cose perse ce ne sono davvero tante».

don Giuseppe Di Luca
parroco di San Pio V
e Cuore Immacolato di Maria ad Alessandria

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RUBRICA I SACERDOTI RISPONDONO


“Se ce ne sono due che sbagliano, ce ne sono centomila che fanno del bene”

 

Il quesito di oggi arriva dagli studenti della classe 4 A del Liceo Classico Saluzzo-Plana attraverso i loro insegnanti di religione: «Un aspetto che mi fa sentire la chiesa lontana dai giovani e dalle persone è che la Cei, il Vaticano, possiede tantissimi soldi, non utilizzati in beneficenza. Lei cosa ne pensa? Non potrebbero essere utilizzati meglio?».

Don Giuseppe Di Luca ci aiuta a rispondere a questa domanda.

«Innanzitutto c’è un margine di errore in questa domanda. Perché sì, la Chiesa è ricca. Ma la Chiesa che cos’è? La domanda principale è questa. Il Vaticano fa parte della Chiesa e come stato avrà le sue strutture, le sue istituzioni, ma la Chiesa non è il Vaticano. La chiesa è “Il Corpo Mistico di Cristo” come ci spiega la parola di Dio. Detto questo, non è vero che la Chiesa non fa beneficenza. Pensate che la nostra Diocesi utilizza, del milione e 100 mila euro che arriva da Roma (proprio dalla Chiesa, dalla Cei), 600 mila euro per la carità. Solo la nostra Diocesi, ogni anno. E poi ci sono i contributi ai sacerdoti, ci sono i soldi che vengono dati per la ristrutturazione degli edifici sacri… dunque non è proprio vero che la Chiesa non fa beneficenza, che la Chiesa non utilizza i soldi per la comunità. Purtroppo c’è poca informazione su questo. anzi, c’è un po’ di pregiudizio. Forse anche a causa di episodi negativi da parte anche di alcune persone del clero. Però, se ce ne sono due che sbagliano, ce ne sono centomila che fanno del bene. Dunque sforziamoci di cercare la verità anche in questa questione, riguardante la distribuzione dei beni della Chiesa. La Chiesa aiuta, fa, è vicino a chi ha bisogno».