La risurrezione di Lazzaro: il commento

La risurrezione di Lazzaro dal Vangelo di Giovanni

«Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.».

Vediamo insieme a Don Andrea Alessio, insegnante di religione e Vicario alla parrocchia San Paolo il brano di Vangelo in cui si parla della risurrezione di Lazzaro: la spiegazione e il commento di Gv 11. 1-45

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Gv 11, 1-45: il testo integrale della “Risurrezione di Lazzaro” nel Vangelo di Giovanni

Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

Gesù incontra Marta e Maria

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

Gesù risuscita Lazzaro

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Congiura dei capi contro Gesù

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Resurrezione di Lazzaro: significato (Gv 11, 1-45)

Che cosa possiamo portarci nella vita di tutti i giorni da questo brano del Vangelo? Qui di seguito trovate il video, pubblicato sul canale YouTube della Diocesi di Alessandria, in cui Don Andrea Alessio ci spiega un possibile significato di questa parabola.

 

Resurrezione di Lazzaro: spiegazione (Gv 11, 1-45)

Nel video, Don Andrea Alessio ci propone una possibile spiegazione di questo episodio della vita di Gesù: leggiamola insieme.

La morte non è la fine di tutto ma l’inizio di una vita eterna con Dio

Questa bellissima pagina di Vangelo parla della “risurrezione” di Lazzaro. Innanzitutto non si può parlare di una vera e propria risurrezione. La risurrezione è quella di Cristo che vince la morte e vive in eterno. Qui è più una rivitalizzazione di Lazzaro. Lazzaro torna alla vita ma poi morirà nuovamente. Vorrei però concentrarmi in particolare su tre punti di questo brano di Vangelo. Primo punto: la bellissima umanità di Gesù. Gesù che si commuove, soffre per la morte dell’amico Lazzaro, Gesù che vuole bene a Marta e a Maria. Questo aspetto della compassione di Gesù, cioè quella capacità di essere in sintonia con le sofferenze e le gioie delle persone, è qualcosa che ci insegna sempre a non pensare a noi stessi ma pensare anche alle situazioni, alle difficoltà e alle gioie delle altre persone. Non dobbiamo mai pensare solo a noi stessi ma Gesù ci insegna a essere sempre in sintonia con gli altri. Il secondo aspetto di questo brano di Vangelo lo prendo dagli atteggiamenti di Marta e Maria. Marta e Maria sono due donne che vogliono bene a Gesù, che credono in Lui, si fidano di Lui, però di fronte alla morte del fratello Lazzaro la loro fede vacilla, è come in mezzo alle onde. Vogliono sì bene a Gesù, ma fino ad un certo punto si fidano totalmente di Lui, sono molto provate dal dolore e in quel momento fanno fatica a credere in Lui. E qui arriviamo al terzo punto di questo brano che desidero sottolineare con voi: Gesù accompagna la sofferenza di Marta e Maria, e fa capire loro che Lui è la risurrezione e la vita, e chi crede in Lui avrà la vita eterna. Gesù, parlando con loro, stando con loro, fa capire che la morte non è la fine di tutto ma l’inizio di una vita nuova, una vita eterna con Dio, e questo è possibile solo se ci fidiamo di Gesù, se crediamo in Lui, se ci abbandoniamo al suo amore già adesso, subito. Ecco che se crederemo e ci fideremo di Lui allora saremo nella vita eterna con Lui, perché Lui è la risurrezione e la vita.

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Gv 11, 1-45: il commento

Per vedere i miracoli servono gli occhi del cuore?

In redazione ci è arrivata una domanda di un nostro lettore su questo brano di Vangelo, diretta a Don Andrea Alessio.

Nel brano evangelico di questa domenica (Gv 11,1-45) Gesù, davanti al sepolcro di Lazzaro, grida: «Lazzaro, vieni fuori!». In seguito alla sua esortazione, ecco che: «Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario». Perché Gesù quando è venuto sulla terra ha fatto questi eclatanti miracoli e adesso non si mostra più con questa chiarezza? Va bene che Dio si deve cercare nel sussurro di una brezza leggera ma anche qualche miracolo adesso sarebbe utile… Mi aiuta a capire meglio?

Don Andrea Alessio risponde a questo quesito: «Come abbiamo già affrontato nella seconda domenica del tempo di Quaresima con la questione dei miracoli, abbiamo visto che ci sono dei miracoli riconosciuti dalla fede ma anche riconosciuti come fatti inspiegabili dalla scienza, dalla medicina, quindi dei miracoli certificati ce ne sono, certo, ne abbiamo. È vero, non sono più forse eclatanti, non li vediamo più come quando c’era Gesù sulla terra che camminava in mezzo ai suoi discepoli, alla sua gente, ma i miracoli avvengono ancora oggi. Ci sono dei miracoli di guarigione, certo, ma pensiamo a quei tanti miracoli che avvengono nella nostra vita, perché se apriamo bene gli occhi – gli occhi non solo della vista ma gli occhi del cuore – riusciamo a vedere che nella nostra vita accadono tanti piccoli miracoli, che sono le piccole conversioni di ogni giorno, che avvengono quando ci sentiamo aiutati e sostenuti da Dio per affrontare una particolare prova, una scelta difficile. Ecco che lì avviene il miracolo, perché il Signore agisce ancora con noi. Tutte quelle volte in cui ci accorgiamo che non siamo soli, che il Signore agisce attraverso di noi e che riusciamo a compiere magari qualcosa di inaspettato, di inimmaginabile, ecco, il miracolo avviene. Il miracolo avviene ogni volta che ci fidiamo di Dio e fidandoci di Lui realizziamo qualcosa che da soli non avremmo potuto realizzare. Quindi da una parte certamente abbiamo dei miracoli delle persone che sono guarite da una malattia fisica, ma ricordiamoci che ci sono anche queste altre guarigioni. Ricordiamoci che esiste un’altra guarigione ancora più importante: la guarigione dal male, la guarigione dal peccato che molte volte ci paralizza, ci blocca. Ogni volta che ci confessiamo, che riceviamo l’assoluzione dal sacramento della Confessione, il Signore ci libera dal male: è un miracolo ogni volta perché ci permette di ricominciare da capo, di realizzare in pienezza il nostro essere figli di Dio».