L’incredulità di San Tommaso

L’incredulità di San Tommaso dal Vangelo di Giovanni

«La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!» Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.».

Vediamo insieme a Don Andrea Alessio, insegnante di religione e Vicario alla parrocchia San Paolo il brano di Vangelo in cui si parla dell’incredulità di San Tommaso: il significato, il testo e il commento di Gv 20,19-31.

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Gv 20,19-31: il testo integrale de “L’incredulità di San Tommaso” nel Vangelo di Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Incredulità di San Tommaso: significato (Gv 20, 19-31)

Che cosa possiamo portarci nella vita di tutti i giorni da questo brano del Vangelo? Qui di seguito trovate il video, pubblicato sul canale YouTube della Diocesi di Alessandria, in cui Don Andrea Alessio ci aiuta a capire un possibile significato di questa parabola.

 

Incredulità di San Tommaso: spiegazione (Gv 20, 19-31)

Nel video, Don Andrea Alessio ci propone una possibile interpretazione di questo episodio della vita di Gesù: leggiamole insieme.

Solo se ci affidiamo al Signore “vedremo” la sua esistenza

Abbiamo visto come il giorno stesso di Pasqua Gesù appare in mezzo ai suoi discepoli.

Ho utilizzato la parola “appare”, ma sarebbe meglio dire “si manifesta”, si rende visibile: non è un concetto così astratto come ci immagineremmo, è qualcosa di molto più concreto. Gesù si manifesta, sta realmente in mezzo ai suoi discepoli: un segno forte, che indica la sua risurrezione, la sua vittoria sul peccato e sulla morte. Le prime parole che dice sono “pace a voi:” il Signore dona la pace. Questa parola non è da intendersi solo come uno stop alle liti e alle guerre: la pace di Gesù è qualcosa di più profondo. Nasce dalla risurrezione, nel senso che la risurrezione ha messo pace tra Dio e l’uomo. Finalmente il peccato è stato sconfitto: l’uomo può tornare ad abbracciare Dio, è libero dal peccato e dalla morte eterna.

La seconda questione importante di questo brano a mio avviso è quando Gesù dice: ”A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”, e dona lo Spirito Santo (“Ricevete lo Spirito Santo”). Ecco, dalla Pasqua scaturisce questo grande dono: Gesù ci dona lo Spirito Santo, che è Dio, che deve guidare le nostre scelte di vita e il cammino della nostra chiesa.

Solo se saremo guidati dallo Spirito Santo allora saremo guidati dall’amore di Dio nelle nostre relazioni, nelle nostre vite comunitarie, nelle nostre famiglie, nelle nostre realtà quotidiane. Ricordiamoci che lo Spirito Santo è l’amore: l’amore di Dio Padre verso suo Figlio Gesù ed è l’amore del Figlio verso il Padre, come ci ricorda sant’Agostino.

Un terzo aspetto di questo Vangelo è l’incontro tra Gesù e Tommaso. Il discepolo crede e fa la sua professione di fede solo dopo aver toccato il Signore, ma Gesù gli dice “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”. Sì perché quello che conta davvero per credere, non è necessariamente vedere. Quante cose noi non vediamo, eppure ci sono. Sappiamo che esistono tutti i sentimenti, gli affetti che proviamo: non li vediamo, ma sappiamo che albergano nel nostro cuore. Così è Cristo. Dobbiamo credere per vedere, non vedere per credere: perché è solo se ci affidiamo al Signore che “vedremo” la sua esistenza. Sì perché chi crede in Dio, dovrebbe avere una vita trasformata. Una vita a immagine di Cristo, che parla di Vangelo, che testimonia una buona notizia: la buona notizia dell’amore».

Gv 20, 19-31: il commento

Come san Tommaso dobbiamo vedere per credere?

In redazione ci è arrivata una domanda di un nostro lettore su questo brano di Vangelo, diretta a Don Andrea Alessio.

Nel celebre brano evangelico di questa domenica (Gv 20,19-31) Gesù appare ai discepoli dopo essere risorto. Ma Tommaso, non presente, chiede per poter credere di toccare con la sua mano i chiodi nel corpo di Gesù. Non avendo a disposizione il costato di Gesù dove infilare le mani, che strumenti abbiamo noi oggi da mostrare, per convincere i dubbiosi?

Ecco come risponde il nostro sacerdote: «Quando si parla di fede, la parola “convincere” non mi piace proprio e la parola “mostrare” non la considero efficace: non si può mostrare fisicamente Gesù e la sua esistenza, o almeno non come lo intende la maggior parte delle persone. Però possiamo rendere presente il Signore. Mi spiego meglio: non si deve convincere le persone che Gesù esista. Proviamo innanzitutto noi per primi a vivere il Vangelo, a dare una buona testimonianza dell’essere cristiani, dell’essere figli di Dio. Senza tante parole ma con dei gesti nella semplicità, nella vita di ogni giorno. Proviamo a mostrare la nostra felicità per il fatto di essere dei figli amati da Dio, che cercano di rispondere a questo amore attraverso quello che Gesù ci ha donato, cioè le sue parole e i suoi insegnamenti. E quindi viverli, giorno per giorno, passo dopo passo, con semplicità ma anche con la determinazione e con la consapevolezza di essere parte di un disegno di amore. Penso che attraverso una testimonianza di questo tipo si possa “mostrare” Gesù molto meglio che con tante parole o discorsi. Ricordiamoci sempre che il vivere il Vangelo è qualcosa di bello e di affascinante: penso che la testimonianza migliore per convincere i dubbiosi sia vedere dei cristiani felici, che si sentono amati da Dio e che si amano tra di loro, perché il signore Gesù ha mostrato concretamente che questo è possibile. Non penso che a questo proposito servano tanto delle apparizioni. Anche perché, qualora apparisse un Signore con la barba lunga bianca che parla con la voce grossa, potremmo dire che è Dio, ma non so chi ci crederebbe davvero. Siamo chiamati a mostrare noi il volto di Dio, perché siamo suoi figli. Quindi siamo chiamati a vivere il Vangelo: è questa la migliore testimonianza che possiamo dare, è questa la miglior prova che possiamo offrire per “convincere” i dubbiosi».