La parabola dei talenti: significato

La parabola dei talenti: significato e spiegazione

Parabola dei talenti: il significato

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì».

Così inizia la parabola dei talenti, il brano che troviamo nel Vangelo di Matteo, capitolo 25, versetti dal 14 al 30 (Mt 25,14-30). 

Vediamo insieme a Don Mario Bianchi, sacerdote Diocesano di Alessandria (nelle parrocchie di Quargnento e Solero) la parabola dei talenti: il significato, il testo e la sua spiegazione.

Parabola dei talenti: il testo 

Ecco il testo integrale della parabola dei talenti:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.
A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.

Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.

Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo.
Il padrone gli rispose: Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».

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L’insegnamento di questa parabola

Che cosa ci insegna la parabola dei talenti? Ecco il video, pubblicato sul canale YouTube della Diocesi di Alessandria, in cui Don Mario lo spiega.

 

Spiegazione della parabola 

Nel video, Don Mario Bianchi ci propone una spiegazione della parabola dei talenti: leggiamola insieme.

«A Solero, qualche tempo fa, è arrivata una vincita di parecchie centinaia di migliaia di euro al “Gratta e vinci”, ma non si sa ancora chi è stato il fortunato vincitore. Sembra che questa vincita assomigli un po’, come quantità di soldi vinti, al talento che uno dei servi ha ricevuto nella parabola del Vangelo di oggi. Secondo alcune ipotesi, sembra che si aggiri proprio sui 600 mila euro il valore di un talento soltanto. Oggi nelle rivendite ci sono i “Gratta e vinci”; tra tutti mi colpisce quello che si chiama “Turista per sempre” che permette una vincita tale da garantire a una persona di mettersi a posto per tutta la vita. Sembra che il padrone, nella parabola del Vangelo di oggi, abbia affidato proprio “una vita intera” ai servi. A quello che ne ha ricevuto uno una vita, a quello che ne ha ricevute due molto di più, cinque ancora molto di più. È un capitale enorme quello che questi servi hanno ricevuto, come se avessero ricevuto una vita intera, due vite, tre vite: una cosa straordinaria. E altrettanto straordinaria è la rendita che i primi due servi, quello che ha ricevuto cinque talenti e quello che ne ha ricevuti due, hanno restituito al padrone una volta tornato. I talenti sembrano essere non solo dei doni che Dio fa, ma anche il tempo per vivere delle occasioni che arrivano nella vita. Sembra che il Signore Gesù insista nel mettere a confronto i due servi che raggiungono un grande risultato, e il servo che invece sotterra tutto e non combina niente. Sembra dirci: «Non perdere tempo, cogli queste occasioni che la vita ti presenta». E proprio questa è la buona notizia: riscoprire un grande talento straordinario, immeritato, che riceviamo e ci è chiesto di vivere al meglio. Dico proprio immeritato, perché un servo, uno schiavo come si merita di ricevere così tanto dal suo padrone? E così anche noi davanti a Dio siamo povere creature che però ricevono davvero tanto, a partire dal dono straordinario della vita».

Parabola dei talenti: il significato 

Nella parabola dei talenti, ad un certo punto Gesù pronuncia una frase che ad una prima lettura può sembrare quasi “dura”.  

«Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha».

Come va interpretata? Ecco la spiegazione che ci ha dato Don Mario:

«Questa frase è un detto ricorrente di Gesù: c’è nel Vangelo di Matteo, al capitolo 13 e nel Vangelo di Marco, a proposito della misura con la quale misuriamo. In questo contesto, nel Vangelo di Matteo, Gesù probabilmente sta parlando a una comunità di credenti che provengono dall’Ebraismo. Si aprono al suo messaggio, lo riconoscono, credono in lui: questo permette a loro di entrare in possesso dei beni del regno e prendere parte alla gioia del del loro padrone: è questo il premio più grande, al di là della resa dei talenti. Queste comunità di cristiani sono quindi eredi di beni straordinari: il bene più grande è il regno di Dio. Le comunità ebraiche invece, che restano nella fede del Dio di Israele ma senza aderire a Gesù, non accolgono lui: quindi avevano qualcosa che a loro alla fine poi viene tolto. Non sono all’altezza di questo privilegio e quindi questa eredità, questo bene grande viene dato a chi invece ha accolto Gesù: alla comunità cristiana».

«La sua la frase quindi suona un po’ come un proverbio e, come tutti i proverbi, condensa quell’insegnamento tratto dall’esperienza, dall’osservazione della realtà: non è una volontà o un’intenzione di Gesù. Ci viene detto questo proverbio perché ci rimbocchiamo le maniche e corrispondiamo con fedeltà e con impegno, qui e ora, al talento che abbiamo ricevuto. Fosse soltanto uno, ma ce lo dobbiamo giocare».

Parabola dei talenti: il riassunto

Ecco la parabola dei talenti in forma breve:

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone».